Sicilia e politica, le crisi del centrodestra

Sicilia, le crisi della politica

Da Fratelli d'Italia al Comune di Palermo
LA CONFUSIONE
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Le crisi della politica in Sicilia, con i loro continui dispacci, rischiano di scavare un solco ancora più profondo tra l’universo scintillante di chi frequenta gli attici e il buio scantinato di chi aspetta un ristoro in percorsi esistenziali mai semplici.

Forse non importa a coloro che siedono nella tribuna dei ‘salvati’. Ma il sentimento che si coglie, nei bar, per strada, sfiora spesso una rassegnazione confinante con la rabbia al cospetto delle mutevoli vicende di Palazzo.

La crisi di Fratelli d’Italia

La ‘crisi siciliana’ di Fratelli d’Italia ha una fisionomia preoccupante. Tra l’inchiesta che riguarda, con gli altri, il presidente dell’Ars, Gaetano Galvagno, l’assessora Elvira Amata, e l’eco delle clamorose dimissioni di Manlio Messina, il riflesso mostra una comunità alle corde.

L’ovvia presunzione di innocenza, nel corso delle indagini, non può fare dimenticare gli spezzoni moralmente discutibili. Si annota, in sintesi, l’immagine verosimile di una casta. Uno spettacolo non semplice da digerire per coloro che, in trincea, combattono quotidianamente contro gli ostacoli riservati ai comuni mortali.

Le circostanze fin qui narrate – a prescindere dal rilievo penale che verrà valutato – rammentano, infatti, i contorni di una corte, chiusa nel suo perimetro dorato. La crisi è forte perché la politica, per sua natura ideale, un servizio, ha assunto la sembianza di un privilegio.

La ‘maretta’ al Comune di Palermo

La crisi della maretta al Comune di Palermo, sempre targata centrodestra, si specchia nello stato di una città non conforme agli standard complessivi della vivibilità. Un orizzonte sotto gli occhi di chiunque abbia onestà intellettuale, molto più urgente delle schermaglie politiche, in vista delle elezioni.

Palermo offre un volto di sé problematico e confuso. La violenza ha il rintocco di un’emergenza, la pulizia lascia a desiderare, come la viabilità (venite a Mondello, per rendervi conto del caos e di certe scelte, per alcuni, surreali), le periferie sono tuttora periferie, il centro storico versa in uno stato di abbandono.

Roberto Lagalla si è presentato con l’aura dell’amministratore concreto, costantemente rivolto verso le ‘sudate carte’ dell’impegno. Non c’è chi non gli riconosca lo status di persona perbene, pur nell’accusa più acerrima.

Tuttavia a un sindaco, ben oltre perfino i risultati, si chiede qualcosa di più: la vicinanza, la rappresentazione fedele di un ‘padre della città’. Un sindaco di Palermo è qualcuno in grado di interpretare le vibrazioni, le sofferenze, le esigenze del suo popolo, dallo Zen a via Libertà. Su questo (e sul resto) c’è parecchio da fare.

La crisi del centrosinistra

In un oggettivo passaggio complicato di aree significative del centrodestra, il centrosinistra balbetta, si costerna, s’indigna, si impegna… Si affida a sporadici comunicati in disordine sparso. Lancia qualche labile segnale di presenza. Ma appare assente nella sfida chiave dell’identità e della proposta.

Manca una rotta riconoscibile e la questione non sarà risolta dalle alchimie del campo largo, dalla somma di ceto politico. Il centrosinistra vivacchia nell’incapacità, al momento, di rappresentare l’ampiezza di un progetto alternativo.

Un simile attendismo non è sufficiente per sanare la crisi, composta dalle singole scosse. E mai basterà l’appena descritto scorcio per dare una risposta alla rassegnazione, alla rabbia, al disamore diffuso con il corredo del proverbiale motto siciliano: “Su tutti i stissi…”. Non è vero – a destra come a sinistra, al centro, su e giù – ma tanti credono che sia così. Questa è la sconfitta più dolorosa.

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