Dalle stragi ai 'patti sporchi' per i voti: l'anno giudiziario

Dalle stragi senza verità ai ‘voti comprati’: l’anno giudiziario

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Commenti

    Questi processi sono il risultato della totale fiducia delle istituzioni.

    Non credo più nella GIUSTIZIA dopo che il mio Comune è stato sciolto per presunte infiltrazioni mafiose su pressione di un pseudo giornalista (Giletti) coadiuvato dall’allora Ministro Salvini per la telenovela delle sorelle Napoli, pensate che posso credere che questi signori possano essere veramente condannati?

    Saranno tutti assolti per non aver commesso il fatto

    Ma se non si sono lamentate le vittime, le associazioni antiraket, i politici che hanno fatto sempre i paladini della legalità a spese nostre….nemmeno i vertici dello stato né parlano. Si sono fermati alla punta dell’iceberg e non sono andati oltre, la saguto è company a piede libero, ma che processo devono fare ???? È solo una presa per i fondelli

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Niente di nuovo, né la salsiccia, né Vladimiro portano ottimismo anche se dall'altra parte c'è un signore vicino agli 80 che vuole, sempre vuole, fortissimamente vuole essere ricandidato. Quasi quasi, speriamo che ce la faccia. Ma questi sarebbero capaci di perdere anche con Schifani.

Fare i conti senza l'oste Più che grandi manovre, sembra un meccanismo di legittimazione biunivoca: la coalizione sostiene il presidente, il presidente sostiene il sindaco, il sindaco riconosce il buon operato del presidente e, alla fine, tutti certificano che loro stessi e i propri compagni di coalizione hanno lavorato bene. Ma sulla base di quali indicatori? Una volta si diceva, provocatoriamente, “piove, governo ladro”; oggi sembra che chi governa voglia far valere il principio opposto: “guerra, governo assolto”. Le crisi internazionali esistono e pesano, ma non possono diventare l’alibi permanente per tutto ciò che non funziona. Giudicato e giudicante devono essere distinti: i politici amministrano, i cittadini giudicano. E giudicano sui risultati, non sulle attestazioni di merito che i governanti si attribuiscono. Sanità, strade, acqua, rifiuti, trasporti, lavoro, servizi, qualità della vita, corruzione e criminalità sono gli indicatori veri. Se su questi fronti i problemi restano evidenti, proclamare di avere lavorato bene rischia di apparire più come un’autocertificazione che come una valutazione fondata sui fatti. E quando questa autocertificazione è troppo distante dalla realtà vissuta dai cittadini, può essere percepita come una presa per i fondelli e produrre un effetto boomerang. Il giudizio vero arriverà con il voto: la riconferma non si autocertifica, non si concede tra alleati e non si scambia. Si conquista sui risultati. Altrimenti significa, appunto, fare i conti senza il cittadino.

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