Sicurezza, Lagalla: "Palermo non è il Bronx, lo dicono le statistiche"

Sicurezza, Lagalla: “Palermo non è il Bronx, lo dicono le statistiche”

Roberto Lagalla
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Commenti

    sicuramente palermo non e’ il bronx , io direi che e’ molto peggio.

    Questa affermazione del Sindaco mi lascia molto perplesso, forse non conosce il bronx, la la netturbe viene ritirata sempre in tempo e ci sono le baby gang come da noi. Palermo è una città arrabbiata, sporca, piena di abusi edilizi, piena di buche dove il più debole viene sempre prevaricato dagli abusi. Si coltivano gli orticelli del proprio campetto e intanto la gente muore ogni giorno. Nessuna cura per gli anziani e nessun rispetto per le malattie, si fa cassa sui commercianti e si assumono solo i laureati, il resto sono figli di un Dio dissennato e raccomandato. C’è la Droga e l’arroganza degli amici e appalti truccati. Questa è palermo, sveglia la guerra è finita.

    Consiglierei al Sindaco ed agli assessori comunali di fare in bel tour in città.
    Forse solo così delle condizioni in cui versa la città.
    Occorre alzarsi dalle poltrone e dalle auto blu e girate in città sia al centro che nelle periferie.
    Purtroppo i politici vanno in giro solo in occasione delle votazioni e raccogliere voti.
    Subito dopo una volta eletti non si vedono più.

    Lagalla ha ragione Palermo non è il bronx ma l’inferno in terra. Si dia una smossa fare il Sindaco non è gestire una classe di studenti.

    Palermo non è il Bronx? Palermo in certi ambiti è peggio del Bronx! Evidentemente questo signore pensa che la città sia riconducibile soltanto a via Libertà e p.zza Massimo!!! Se è così allora non ha capito niente!

    Le statistiche?? Carissimo sindaco le statistiche dicono che tutte le famiglie italiane mangiano almeno pollo una volta a settimana…..datti una risposta

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speriamo che il contatto con i carabinieri eviti che questi bambini diventino dei fuorilegge !

Onorevole è ammirevole quello che sostiene quanto sia utopistico realizzare. La classe politica è molto lontana dal l'AS Sumer si questa responsabilità quanto sia inadeguata a realizzarlo. È una questione culturale e di mentalità dura a morire che presenta i requisiti dell'immortalità e dell'Eternità.

Caro Direttore, dalla lettura comparata dei cinque interventi emerge un paradosso: in Sicilia le competenze esistono, ma spesso vanno via perché non trovano una domanda adeguata, mentre restano insoddisfatti bisogni che proprio quelle competenze potrebbero contribuire a risolvere. L’intervento di Valentina Chinnici aggiunge un passaggio importante: le competenze non vanno soltanto utilizzate, vanno prima costruite, cominciando dall’educazione e dalle opportunità offerte fin dall’infanzia. E una piccola provocazione. Chinnici ricorda che all’ARS le donne sono 15 su 70. Con una donna su cinque intervistati, LiveSicilia ha quasi riprodotto la stessa proporzione. Una coincidenza, naturalmente, ma anche uno spunto: se vogliamo evitare il nostro eterno Gattopardismo, le pari opportunità non possono essere soltanto dichiarate, devono diventare visibili nei numeri. Il segnale da cercare è 1/1: non una parità imposta degli esiti, ma pari possibilità di formarsi, lavorare, partecipare e assumere responsabilità. Una Sicilia che lascia inutilizzata una parte del proprio capitale umano e contemporaneamente lamenta la fuga delle competenze è doppiamente inefficiente. Il punto di leva, a mio avviso, resta il lavoro qualificato. Non come fine ultimo, ma come strumento per trasformare competenze in risposte ai bisogni della società. Il circuito potrebbe essere semplice: educazione → competenze → bisogni → lavoro qualificato → risultati per i cittadini → maggiore attrattività.mGli esempi sono davanti a noi. In sanità, non si tratta necessariamente di moltiplicare i centri CAR-T, ma di garantire l’accesso a queste terapie avanzate: per farlo servono centri adeguati e professionalità altamente specializzate che lavorino insieme. È il bisogno del paziente a creare domanda di competenze. Nell’energia, sole e vento possono creare domanda di ingegneri, tecnici e ricercatori. Nel turismo, destagionalizzare significa creare servizi e professionalità più qualificate e stabili. Nella PA, migliorare tempi e qualità delle risposte richiede competenze adeguate e responsabilità misurabili. Forse, allora, non dobbiamo chiederci come trattenere i giovani, ma come trasformare i bisogni e le risorse della Sicilia in domanda per le loro competenze. Se troveranno qui opportunità adeguate, potranno scegliere di restare. O di tornare.

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