Simei, una tragedia nel silenzio: | Un attimo e abbiamo perso il lavoro

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Il dramma dietro il "caso Girlando" e le accuse degli ex lavoratori. "Abbiamo famiglia, figli, e la dignità che nessuno ha considerato".

l'azienda fallita
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3 min di lettura

CATANIA – Una vicenda che, al di là dei risvolti che prenderà il processo, è costata il posto di lavoro a settanta persone. Settanta famiglie che, da un giorno all’altro, hanno visto cambiare le proprie vite, non potendo più contare su uno stipendio. Mentre il procedimento che vede l’ex assessore al Bilancio, Giuseppe Girlando, accusato di tentata truffa aggravata, è appena agli inizi, continua il dramma di tutti quelli che, in seguito a quanto accaduto a Palazzo degli Elefanti – se con dolo sarà la magistratura a stabilirlo – creditore nei confronti dell’azienda Simei oggi fallita e che non ha portato avanti un concordato già definito, pare, per motivazioni “politiche”, hanno perso l’occupazione, per alcuni, di una vita. E che attendono che il fallimento si concluda per sperare di poter ottenere quanto, in termini economici, hanno lasciato.

Come Gaetano Ragonese, trent’anni in azienda e “in un batter d’occhio siamo rimasti disoccupati – racconta. La mattina sono andato a lavoro e il pomeriggio era chiuso. Sono rimasto disoccupato senza sapere perché. Abbiamo famiglia e figli, e la dignità che nessuno ha considerato”. Lui, in mobilità, forse un lavoro lo ha trovato, non così il collega Privitera. “Dopo 26 anni di duro lavoro sono a casa – dice. Sono in mobilità. Alcuni sono stati chiamati da altre aziende, ma io avevo la mansione di impiegato. E a giorni avrò 51 anni. Lavorativamente parlando sono praticamente da buttare, anche se ho esperienza da vendere. Mando curriculum ovunque. Ormai il danno e fatto – sottolinea – chiedo solo di prendere le spettanze che non ho preso”. Che nel suo caso ammontano a circa 50 mila euro. Tutti i lavoratori, chi più chi meno, hanno ancora da incassate stipendi arretrati, TFR, ecc

Una vera e propria tragedia consumatasi quasi nel silenzio generale, delle istituzioni in generale, e di una in particolare di una: il sindaco. Non ha fatto cenno ai lavoratori della Simei nel corso della conferenza stampa sul “caso Girlando” – come ha sottolineato l’avvocato della società, Andrea Ventimiglia che, all’indomani dell’incontro con i giornalisti evidenziava proprio questo aspetto.

“Il sindaco Enzo Bianco, da avvocato e da politico di razza, non ha detto nulla, limitandosi, invece di entrare in argomento, ad auto riconoscere alla sua amministrazione un ruolo di primo piano per la affermazione della legalità, come se l’episodio in cui sarebbe coinvolto il suo ex assessore non rischi di macchiare di illegalità l’azione della sua amministrazione”. E ancora: “La cosa più grave è che il sindaco non ha fatto alcun riferimento alla vicenda del fallimento della Simei SpA che sarebbe conseguenza dei fatti contestati al suo assessore e che è, indiscutibilmente, fallita, per debiti di entità notevolmente inferiore ai crediti vantati nei confronti del Comune di Catania, per la mancata esecuzione da parte dell’Ente locale di una transazione, già, deliberata dall’amministrazione Stancanelli e non eseguita da quella Bianco”. Il debito, dagli iniziali 12 milioni era stato via via ridotto a circa 4 milioni e l’ammontare della prima rata – quella non corrisposta e che avrebbe di fatto portato al fallimento – di circa un milione. 

Un dramma, al quale ii primo cittadino non accenna neanche nella relazione che, recapitata in anteprima ai gruppi consiliari, leggerà stasera in aula, dopo la convocazione di un consiglio straordinario chiesta a suon di firme da 26 consiglieri, Nel testo non si legge del licenziamento di settanta persone, presumibilmente in seguito a scelte adottate, o non adottate, del suo assessore al Bilancio, oggi accusato di tentata concussione aggravata. Un’ipotesi anche per la difesa di Gianluca Chirieleison, che ha citato il Comune di Catania come responsabile civile nel procedimento.

Nella sezione “Catania città del lavoro e dello sviluppo”, si legge della volontà dell’amministrazione “di dare risposta ai tanti creditori che, per colpa del Comune, negli anni scorsi, non hanno potuto avere quanto loro dovuto, mettendo a rischio la loro impresa i posti del lavoro dei dipendenti”, o del fatto che “l’amministrazione è stata al fianco dei lavoratori delle aziende che avevano annunciato licenziamenti”. Ma sul caso Simei non una parola. 

Intanto, alla causa contro Girlando è stato ammesso come parte civile anche il curatore fallimentare della società Gaetano Cocuzza. In caso di vittoria, questo potrebbe aumentare il ristoro economico, con maggiori possibilità degli ex dipendenti di prendere l’arretrato.

 

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