"Solo io posso rappresentare | Sicilia e Sardegna in Europa"

“Solo io posso rappresentare | Sicilia e Sardegna in Europa”

Salvatore Cicu

"Una cabina di regia tra le due isole maggiori: voglio creare, a Palermo e a Cagliari, due centri di studio europeo nei quali i nostri giovani e i nostri talenti possano lavorare". Intervista a Salvatore Cicu, sardo d'adozione, palermitano di nascita, candidato di Forza Italia per la circoscrizione Isole.

europee, intervista a Cicu
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3 min di lettura

PALERMO – Da dieci giorni è in Sicilia per affrontare le ultime settimane di campagna elettorale per le europee del 25 maggio. Salvatore Cicu, parlamentare di Forza Italia alla Camera dei deputati, è il candidato in quota Sardegna nella lista per le Isole del partito di Silvio Berlusconi. Nato e vissuto in Sicilia, residente – ormai da anni – in Sardegna. “La mia ‘sicilianità’? Me la sento tutta – dice Cicu – , vivo come una doppia identità che mi dà la presunzione di poter dire: sono l’unico candidato che può davvero rappresentare le due Isole”.

E’ un concetto che funziona, in campagna elettorale?
“Funziona far sentire alle persone che sei loro vicino, far capire che non esistono limiti territoriali, quando c’è un idea, un progetto e quando hai prospettive e obiettivi da realizzare. Ma sono molto legato alle mie radici e a questa terra, ed è una cosa che chi mi ascolta percepisce”.

Risponde questo a chi le chiede perché i siciliani dovrebbero votare un sardo?
“Rispondo che in Sardegna mi chiedono perché dovrebbero votare un siciliano”.

Dalle sue parole intuisco che la campagna elettorale stia andando bene. Nessuna preoccupazione? Pensa che ce la farete?
“Penso che la spinta verso l’astensionismo sia fortissima, dilagante e devastante. Penso che al massimo voterà il 35 per cento di chi ne ha diritto, e questo influirà non poco. Ma Forza Italia conserva una larga fetta del suo elettorato, e non credo di sbilanciarmi troppo se dico che possiamo arrivare al 20 per cento”.

Come?
“Con le nostre facce, con i singoli nomi. Io, per esempio, non sono mai stato scalfito da nessuno scandalo politico o giudiziario, e ho una carriera che dura da vent’anni. Non mi sono mai allontanato dalla gente: vado nelle piazze, nei mercati, per la strada. Non vede? Mi sono anche abbronzato…”

Vedo. Ma per la strada, come dice lei, le persone ultimamente non sono molto affezionate alla politica.
“Io invece trovo un bel riscontro. Chi incontro poi spesso mi scrive, mi dice ‘bravo, mi hai convinto, mi fido di te’. In questo clima di disaffezione è una grande conquista”.

Come li convince, quali sono le idee che porta avanti?
“Far comprendere il tema europeo è fondamentale. L’Ue al momento è vista da tutti come qualcosa troppo distante dalla vita di tutti i giorni, dai cittadini, dalle comunità. E io, invece, cerco di far capire a tutti che probabilmente per territori come quello siciliano e come quello sardo è l’unica risorsa che ci resta. Sa quanti milioni di euro di fondi perdiamo, all’anno?”.

Ne ho un’idea. Quindi è così anche in Sardegna? Noi siciliani non siamo soli, da questo punto di vista?
“Niente affatto. E’ così in molte parti del Paese, perché qui non c’è la cultura, non c’è la testa, non c’è la mentalità necessaria ad affrontare i rigidi schemi burocratici che l’Europa ci ha imposto”.

E come pensa di superare questo gap?
“Intanto bisogna mettere le persone giuste al posto giusto. Mandare a trattare professionisti, gente competente. Poi la mia ‘visione’ è quella di creare, a Palermo e a Cagliari, due laboratori, due centri di studio europeo nei quali i nostri giovani e i nostri talenti possano lavorare per la certificazione europea, per la programmazione. Per portare qui tutte quelle risorse che sono la nostra vera e unica via d’uscita. Sulle banche non possiamo più contare”.


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