Sospensione della Saguto | Orlando: nessun intervento severo

Sospensione della Saguto | Orlando: nessun intervento severo

Sospensione della Saguto | Orlando: nessun intervento severo
Il ministro della Giustizia Andrea Orlando

Il Guardasigilli: "Ho preso atto delle risultanze dell'ispezione che il ministero aveva fatto che evidenziavano una serie di elementi che consigliavano quel tipo di misura cautelare". Per martedì, intanto, dovrebbero arrivare le prime decisioni del Csm sulla vicenda.

lo scandalo dei beni confiscati
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ROMA – “Io non ho avuto alcun intervento severo ma ho preso atto delle risultanze dell’ispezione che il ministero aveva fatto che evidenziavano una serie di elementi che consigliavano quel tipo di misura cautelare, a tutela della amministrazione della giustizia ma anche della stessa dottoressa Saguto in un quadro in cui rischiava di diventare difficile l’esercizio della sua funzione dato il tipo di elementi emersi”. Così il ministro della Giustizia Andrea Orlando, rispondendo ai giornalisti sul “caso Saguto”, e in particolare sulla richiesta, alla Sezione disciplinare del Csm, di sospendere il magistrato dalle funzioni e dallo stipendio.

“La mia posizione – ha aggiunto il Guardasigilli – collima esattamente con quella della procura generale presso la Corte di Cassazione che ha chiesto lo stesso intervento”. Il problema che si evidenzia dopo i fatti di Palermo “è anche una disciplina che dia più trasparenza e rigore nell’utilizzo degli amministratori giudiziari dei beni. Noi abbiamo già approvato un decreto che pone un tetto al compenso degli amministratori giudiziari e obbliga a forme di rotazione degli incarichi”. Così il ministro Andrea Orlando, rispondendo ai giornalisti sull’inchiesta in corso a Palermo sul magistrato Silvana Saguto. “L’abbiamo fatto prima che scoppiasse questa vicenda e non conoscendo le sfaccettature nè la portata nè la vicenda stessa. Sono rimasto colpito – ha proseguito il Guardasigilli – dal fatto che quando fu emanato il decreto sugli amministratori giudiziari ci fu un magistrato che ha minacciato di dimettersi dal proprio incarico di presidente di una sezione misure di prevenzione perché la normativa indeboliva il loro tipo di attività. Credo che i fatti abbiano purtroppo drammaticamente dimostrato che quel tipo di intervento rafforza l’attività dei giudici che svolgono quel tipo di funzione perché, limitando la discrezionalità, limitano i rischi di arbitrarietà che possono manifestarsi”.

E intanto, arriveranno martedì prossimo le prime decisioni del Csm sui magistrati di Palermo coinvolti, a vario titolo, nell’inchiesta di Caltanissetta sulla gestione dei beni sequestrati alla mafia. Per quel giorno sono stati convocati a Palazzo dei marescialli quelli di loro che hanno chiesto di essere destinati a altra sede, per evitare il trasferimento d’ufficio per incompatibilità ambientale che è stato aperto nei loro confronti. Subito dopo l’audizione, la Prima Commissione deciderà se le loro richieste possono essere accolte.

I convocati di martedì sono i giudici Lorenzo Chiaromonte, Fabio Licata e Silvana Saguto, ex presidente della Sezione misure di prevenzione del tribunale di Palermo. L’audizione di Saguto potrebbe però diventare superflua, se dopodomani la Sezione disciplinare del Csm accogliesse la richiesta del ministro della Giustizia e del Procuratore generale della Cassazione di sospenderla dalle funzioni e dallo stipendio. In quel caso quasi certamente la Prima Commissione sospenderebbe l’intera procedura avviata nei suoi confronti per attendere l’esito del processo disciplinare. Saguto – che nell’inchiesta di Caltanissetta è accusata di corruzione – ha chiesto al Csm di essere destinata alla Corte d’appello di Catania o in alternativa a quella di Milano. Mentre Chiaromonte e Licata hanno indicato per una possibile loro assegnazione i tribunali di Termini Imerese, Trapani e Marsala. Giovedì prossimo saranno invece ascoltati gli altri due magistrati coinvolti nell’inchiesta di Caltanissetta: l’ex consigliere del Csm Tommaso Virga e il pm della Dda di Palermo Dario Scaletta. Dovrebbe essere questo l’ultimo atto dell’istruttoria del Csm, secondo quanto ha stabilito oggi la Commissione – presieduta dal componente laico Renato Balduzzi – in una riunione straordinaria convocata per fare il punto della situazione, alla luce delle ultime carte trasmesse dalla procura di Caltanissetta. I consiglieri hanno infatti deciso di confermare la linea di procedere il più rapidamente possibile. Per questo terminate le audizioni ci sarà il deposito degli atti. E trascorsi i tempi tecnici per la presentazione di controdeduzioni da parte degli “incolpati” , la Commissione proporrà al plenum le sue conclusioni. Il che significa che la parola fine dovrebbe essere scritta nel mese di novembre.

Diversa la posizione del presidente della sezione misure di prevenzione del Tribunale di Roma, Guglielmo Muntoni, che nei giorni scorsi ha fatto sapere di aver scritto al Csm dopo aver letto sui giornali delle intercettazioni che lo riguardavano. Iniziativa che ha convinto i consiglieri della necessità di approfondire anche questa vicenda e ha spinto la Prima Commissione a chiedere al Comitato di presidenza di Palazzo dei marescialli l’apertura di un fascicolo specifico e del tutto autonomo rispetto alla procedura di trasferimento d’ufficio che riguarda i magistrati palermitani. “Ritengo di aver agito nella massima correttezza al solo fine di garantire la tutela degli interessi che mi sono stati affidati” ha scritto tra l’altro il magistrato, spiegando che per alcune procedure cercava professionisti attivi in Sicilia. E’ probabile che Muntoni – al quale non viene mossa alcuna contestazione – sarà convocato al Csm per un’audizione. Ma non subito e forse non prima che venga messa la parola fine alla procedura sui colleghi siciliani. (ANSA).

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