Il nostro editoriale sulla responsabilità di essere siciliani ha promosso un dibattito che siamo lieti di ospitare.
La speranza come idea e progetto concreto, da costruire, da offrire all’elaborazione e all’azione collettiva.
La vedo così, nulla può infatti accadere se non ci si dà da fare. Leggendo gli interventi del dibattito aperto da Roberto Puglisi su “Come essere siciliani e costruire una terra di speranza”, emergono tanti spunti positivi che danno forza all’idea che si deve e si può cambiare le sorti dell’isola, ridare ottimismo e prospettive di sviluppo e maggior benessere a un numero crescente di persone.
Ci sono i giovani da ascoltare , ai quali dare protagonismo concreto e su cui investire. In tanti hanno compreso il valore e l’orgoglio di essere siciliani e di potere lottare per costruire in Sicilia il proprio futuro. Non ci sono solo i rassegnati, a cui pur bisogna dare un punto di vista diverso. Quello che si basa sulla possibilità di agire per migliorare le cose. Non essendo attori passivi, ma partecipando.
Credo che oggi i corpi intermedi della società, le tante associazioni democratiche e giovanili abbiano in questo senso un ruolo importante: quello di indicare la strada a una politica sempre aggrovigliata a dinamiche di potere che nulla hanno a che vedere con gli interessi generali. Una politica che non ascolta e non vede i bisogni della collettività, generando quel senso di abbandono da cui poi scaturiscono i mostri dell’egoismo sociale, della ricerca del favore, di un’arte dell’arrangiarsi che non sempre sta dentro i confini della legalità.
Io credo che oggi bisogna puntare sulla solidarietà sociale, dando a ognuno la possibilità di fare la propria parte per costruire una società più giusta, più operosa, più pronta a investire su se stessa. Bisogna puntare sulla legalità, perché starne al di fuori significa garantire il perpetuarsi dell’arbitrio di cui pagano sempre il prezzo le fasce più vulnerabili della società.
Una visione etica può salvarci. E meglio se questa visione diventa patrimonio collettivo, per fare massa critica, per agire con la pressione di una opinione pubblica consapevole e avvertita che in quanto tale diventa capace di far cambiare rotta alla politica.
Finchè la politica non tornerà al servizio della collettività ci sarà poco da fare. E non è servizio alla collettività il dibattito sulle poltrone, non lo sono gli inciuci per garantirsi posizioni di potere, non lo è il voto di scambio, non lo sono gli appalti truccati, le mazzette, i favoritismi , la fedeltà politica quando questa va a danno dei siciliani.
L’unica fedeltà richiesta è quella alla Sicilia, una terra appunto a cui ridare speranza e prospettive. Una terra da liberare da vecchie e nuove ipoteche, dalla mafia ma anche dalla corruzione, dall’indolenza di chi pensa che nulla potrà cambiare, dall’attesa che qualcun altro agisca per noi. Una terra a cui occorre ridare una politica che faccia gli interessi dei siciliani, ma anche competenze, lavoro, diritti, sbocchi, Una terra che così potrà risorgere.
Alfio Mannino, segretario generale della CGIL Sicilia

