CATANIA – L’ultimo a parlare dell’affondamento del peschereccio che lo scorso 18 aprile provocò la morte di almeno 700 persone è stato l’ex procuratore di Catania Giovanni Salvi, durante l’incontro per salutare i cronisti in vista del suo trasferimento a Roma dove riveste il ruolo di Pg. Era stato annunciata la formulazione del giudizio immediato a carico di Mohammed Alì Malek e Mahmud Bikhit, i due sono accusati di essere rispettivamente il comandante e un membro dell’equipaggio del natante finito sott’acqua insieme a centinaia di corpi. Un’indagine durata meno di tre mesi quella della Procura che, dopo i vari incidenti probatori, ha chiuso le indagini e chiesto di affrontare il processo.
Ora però è l’avvocato del tunisino (il comandante) a voler dire la sua. Nel corso di una conferenza stampa, convocata per domani alle 11.30 nello studio legale, saranno illustrati gli esiti di un’attività investigativa portata avanti da Massimo Ferrante sin dal primo interrogatorio del suo assistito che ha sempre respinto le accuse e dichiarato di essere solo un migrante che come gli altri aveva pagato per poter lasciare la sua terra d’origine. Il difensore non anticipa niente. Gli accertamenti sono stati lunghi e articolati e promettono sorprese.

