"Favorita, sbagliati modi e tempi | Dimenticato tutto il mio lavoro"

“Favorita, sbagliati modi e tempi | Dimenticato tutto il mio lavoro”

L'ex assessore al Verde Giuseppe Barbera

L'INTERVISTA. L'ex assessore al Verde Giuseppe Barbera interviene nel dibattito sulla Favorita: "Un unicum paesaggistico di straordinario valore ma se ne sono fregati tutti, dal sindaco alle associazioni". (foto Ponente)

L'INTERVISTA CON GIUSEPPE BARBERA
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6 min di lettura

PALERMO – “Il dibattito sulla Favorita non può ridursi al decidere se chiudere o aprire al traffico, vedendo poi automobilisti inferociti e appena quattro ciclisti dentro. Tutto il mio lavoro è stato dimenticato. Siamo punto e a capo”. E’ amareggiato Giuseppe Barbera, ex assessore al Verde della giunta Orlando silurato un paio di mesi fa, vedendo quello che sta succedendo al polmone verde di Palermo.

Che cosa non la convince?
“Esistono due delibere approvate dalla giunta e proposte da me che danno indicazioni ben precise su come procedere sulla Favorita. Parliamo di una riserva naturale orientata della Regione, il che significa che esistono norme che nei fatti rendono difficile quello che noi vorremmo che diventasse la Favorita, e cioè un parco urbano e non una riserva naturale. In quelle delibere c’è scritto che è necessario aprire un tavolo con la Regione che attraverso i Ranger la gestisce. Alla Favorita non possono essere svolte attività commerciali, non si possono mettere recinzioni per l’agricoltura, piste ciclabili, gazebo o strutture provvisorie, non si possono fare concerti o montare palchi, e non parliamo di sottopassi o nuove strade. Per legge non si può fare tutto ciò, per questo bisogna parlare con la Regione per arrivare a una ridefinizione dei rapporti riperimetrando la riserva: monte Pellegrino dovrebbe restare una riserva e la Favorita diventare un parco urbano gestito dal Comune. Il secondo passaggio è il Piano strategico, come quello sulla Conca d’oro di cui non si parla più da tre mesi. Questo avrebbe consentito di trovare i soldi a Bruxelles, che un anno fa ci aveva detto che era un’ottima idea. La proprietà del parco è regionale, dobbiamo quindi parlare con la Regione e con la Regione trovare i soldi a Bruxelles per il progetto. Parliamo di 235 ettari, oltre a monte Pellegrino, ovvero di un parco ibrido. Sono cose di cui mi occupo da vent’anni, come ho fatto per la Kolymbetra e la Valle dei Templi ad Agrigento”.

Ma se aveva già cominciato questo lavoro sulla Favorita, perché Orlando l’ha mandata via?
“Io sono stato chiamato a fare l’assessore perché ero competente sui parchi, ma ho l’impressione che della mia competenza questa amministrazione non abbia ritenuto opportuno servirsene. Hanno dimenticato la pedonalizzazione dei giardini storici, che comprendono Villa Niscemi, la Palazzina Cinese, la Città dei ragazzi, il Museo Pitrè: solo Palermo ha un giardino all’italiana, uno alla francese, uno all’inglese e uno cinese. Un unicum paesaggistico di straordinario valore ma se ne sono fregati tutti, dal sindaco alle associazioni. E’ stato pedonalizzato questo tratto ed erano previsti per il 2014 una trentina di interventi con soldi già stanziati in bilancio. C’era per esempio l’utilizzazione delle ex Scuderie reali, che oggi sono la sede di Ville e giardini e dovrebbero diventare il centro di servizio del parco. Andrebbero recuperati i torriglioni, i giardini storici, ci sarebbero interventi da realizzare nella zona a valle sotto viale Ercole, ma non vedo più traccia di tutto questo. La logica era di aprire la Favorita alla città realizzando spazi, iniziative, aree giochi, caffetterie, facendo tornare gli agricoltori, promuovendo attività, laboratori, aree sportive con il Coni. E invece niente. La Favorita è per dimensioni tra i più grandi parchi urbani d’Europa, non possiamo ridurre il tutto ad aprire o chiudere una strada. Questo deriva da una visione complessiva del progetto per cui ci vogliono soldi, tempo e competenze. Non possiamo giocare con la Favorita come se fosse un giardinetto affidato a fantomatici tecnici del Comune. La strada decisa in giunta non viene seguita”.

La chiusura della Favorita, negli effetti, è stato un flop…
“Il problema non è chiudere o non chiudere, prima facciamo vivere la Favorita e poi ci porremo il problema. Del resto l’Hyde Park, il Central Park o il Bois de Boulogne hanno delle strade, seppure regolamentate come Ztl, e le due strade che tagliano la Favorita dividono tre aree di 255 ettari: mantenendo il traffico per Mondello in mancanza di alternative, si potrebbero promuovere comunque delle iniziative. La storia della nuova strada che dovrebbe raddoppiare viale del Fante riallacciandosi a Pallavicino, dopo la Città dei ragazzi, è un’idea per la quale ci vogliono tantissimi soldi, in contrasto con tutte le norme regionali e della sovrintendenza perché non possiamo usare il muro storico come spartitraffico. E’ un’idea da campagna elettorale, per non parlare della strettoia che si creerebbe alla Palazzina Cinese e avremmo tagliato fuori tutta una serie di ville a valle e che invece in prospettiva devono dialogare con la Favorita”.

Perché la chiusura della Favorita non ha funzionato?
“Perché è stata fatta nel momento peggiore dell’anno, ovvero a giugno quando tutti vanno a Mondello. In inverno sarebbe andata meglio. Ma è ingiustificato, con i problemi ambientali che ci sono, creare ingorghi per dieci ciclisti in più rispetto ai 200 che invece già frequentano il parco. Abbiamo visto tutti gli automobilisti inferociti attorno alla Favorita e dentro appena quattro ciclisti. In una delle ultime riunioni avevo indetto una conferenza di servizi: sapevo della fortissima intenzione del sindaco di chiudere la Favorita, ma prima servivano attività che giustificassero la chiusura. Abbiamo iniziato con la pedonalizzazione del tratto che va dalla fontana d’Ercole alla Palazzina Cinese, ma anche lì avevamo convocato una conferenza di servizi perché abbiamo creato un magnifico postribolo all’aperto, forse il più bello d’Europa; e allora ci siamo posti il problema della videosorveglianza, di una barriera che impedisse il traffico. La fontana è stata attivata per dieci giorni e poi spenta. Non si fanno così le cose, gestire dei parchi è difficile e ci vogliono tempi e risorse ingenti”.

Il Comune non ha le competenze per farlo?
“Ci sono ottimi tecnici al Comune, inoltre è stato fatto un gran lavoro anche con dai consulenti a titolo gratuito di cui nessuno oggi si ricorda. La scorsa estate abbiamo realizzato un progetto che ora viene dimenticato. Il percorso c’è, esiste: la giunta lo porti avanti dialogando con la Regione con la prospettiva della prossima programmazione europea. A Bruxelles ci avevano detto che questa era la strada giusta”.

Insomma, sulla Favorita il Comune sbaglia strada…
“Siamo fuori strada, siamo tornati al punto di partenza”.

Lei ha avuto modo di parlare di queste sue perplessità all’attuale assessore al Verde?
“No, non mi ha cercato e io non ho motivi di cercarlo. Il mio lavoro l’ho fatto, è in quelle due delibere frutto del mio lavoro di assessore e di competente. Quelle cose possono anche essere sbagliate, ma qualcuno lo dica. Invece è tutto dimenticato. Questa mancanza di capacità pianificatoria è scandalosa e lo dico da specialista non colpito da palermitudine. Le due delibere approvate sono frutto di un ragionamento che non era solo mio, ma anche del sindaco e degli altri assessori. Se non erano d’accordo, perché non lo dicevano?”.

Lei prima ha citato la Kolymbetra…
“E’ un parco straordinario, ho fatto io il progetto per il Fai, è uno dei suoi gioielli. Dovremmo partire da qui, da questo esempio, e porci in un secondo momento il tema del traffico. Ci sono 60 ettari di mandarineto produttivo, se tornassero gli agricoltori grazie a una convenzione si creerebbe lavoro, economia e si proteggerebbero l’ambiente e un paesaggio culturale dentro il quale i cittadini possono entrare, passeggiare e camminare fra le zagare”.

 


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