Covid, tamponi e ritardi nel tracciamento: la strategia Asp

Covid, tamponi e ritardi nel tracciamento: la strategia Asp

Intervista al Capo dipartimento Franco Luca. Già potenziate le squadre Usca
CORONAVIRUS, CATANIA
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CATANIA – Che ci siano difficoltà a restare dietro ai numeri dei positivi Covid-19 è una realtà. Inutile nascondersi dietro un dito: la curva epidemiologica ormai ha ritmi galoppanti. E ci sono molti positivi in isolamento che attendono giorni e giorni la visita per poter essere dichiarati guariti e quindi liberi. La storia raccontata da LiveSicilia è solo un esempio.

Una cosa però i vertici dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Catania desiderano chiarirla: “Sul tracciamento e i tamponi effettuati a domicilio gli sforzi sono enormi e in campo ci sono molte forze”.

Usca, ecco le squadre in campo

Franco Luca, Capo dipartimento delle attività territoriali dell’Asp di Catania, parla attraverso i numeri: “In tutta la provincia operano 14 squadre Usca, di cui 4 solo a Catania. Ma già da ieri abbiamo rafforzato il capoluogo con 2 nuovi team. In media un’equipe composta da due medici (o un medico e un infermiere) partendo alle 8 del mattino e rientrando alle 20 di sera riesce a eseguire 13 tamponi al giorno”.

In una giornata di lavoro sono diversi i fattori da considerare: i sanitari delle Usca in ogni visita a domicilio indossano tuta protettiva, guanti e mascherina. Poi quando escono i medici si spogliano, si igienizzano e sanificano il mezzo. Così ogni volta che devono effettuare un tampone a casa di un sospetto positivo o di un contagiato in isolamento. 

I numeri e i limiti del sistema

“Guardando i numeri dei contagi giornalieri e considerando che le Usca – argomenta il dottor Luca – a domicilio devono eseguire oltre ai tamponi di controllo dopo i 10 giorni di isolamento fiduciario, i molecolari di conferma dopo un rapido positivo e anche quelli sui coabitanti è facile fare – spiega ancora – un conto matematico di quanto personale occorrerebbe per potere essere in linea”. 

Potenziate squadre e call center

Per l’escalation di casi positivi, con molti asintomatici, l’Asp ha già messo in campo una strategia che prevede “un ulteriore aumento delle squadre Usca in città e in provincia e inoltre un potenziamento delle linee telefoniche. Perché in questa fase – afferma Franco Luca – c’è l’esigenza di dare una risposta più celere ai medici di famiglia”. Le Usca hanno il ruolo di essere il ponte di collegamento tra il paziente e il dipartimento di prevenzione dell’Asp che si occupa delle certificazione di isolamento e guarigione. 

Rafforzare i laboratori per i tamponi

Ma non è finita, perché “l’Asp non sta lesinando forze e risorse nemmeno dal punto di vista dei laboratori che processano i tamponi. Stiamo facendo il possibile per poter potenziare il laboratorio di Caltagirone e di San Giorgio in modo da alleggerire – spiega il dirigente dell’Asp –  il lavoro incredibile che stanno svolgendo al Policlinico”.  

L’inghippo dei tamponi radici nei laboratori privati

Un sistema che però secondo Franco Luca andrebbe per alcuni aspetti snellito e reso meno farraginoso. “Per esempio si potrebbe attuare una convenzione con i laboratori privati che effettuano i tamponi rapidi di fare in caso di positività in automatico il molecolare, che è quello che certifica il contagio e quindi la quarantena. Al momento invece se un rapido risulta positivo, il paziente viene inviato a casa in attesa della chiamata e del tampone dell’Asp. Avere già invece il risultato di un test molecolare significherebbe dimezzare tempi e risorse economiche”. 

Il tampone di controllo per gli asintomatici

Un’altra strada che per Luca andrebbe intrapresa, ma che – come lui stesso ammette – incontrerebbe molti ostacoli, è quella di autorizzare “i positivi che non hanno presentato durante i 10 giorni alcun sintomo di potersi recare con il proprio mezzo a poter effettuare il tampone di controllo in un drive-in esterno allestito ad hoc per questi particolari casi. “Questo ci permetterebbe di effettuare 200 tamponi al giorno”, fa i conti il funzionario Asp, ben consapevole che è una strategia che rimarrà non attuabile. 

“Non c’è un protocollo terapeutico”

Un ultimo aspetto che il Capo dipartimento Franco Luca mette in evidenza è quello dell’elaborazione di un protocollo terapeutico Covid. Linee guida da poter inviare ai medici di medicina generale ma anche ai giovani laureati che operano nelle Usca. “Da tempo abbiamo chiesto a Palermo di poter stilare un protocollo terapeutico Covid a domicilio. Questo – argomenta Luca – non solo aiuterebbe l’operatore sanitario ma farebbe sentire il positivo in isolamento più seguito”. Un dato, anche a livello psicologico, da non sottovalutare. 

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