PALERMO – Il giudice per le indagini preliminari li definisce i “vertici occulti”. E cioè coloro che rifornivano di droga gli spacciatori del Borgo Vecchio. “Soggetti sovraordinati” che farebbero parte di Cosa Nostra.
C’è ancora un capitolo da sviluppare nell’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia che sabato scorso è sfociata nel blitz dei poliziotti del commissariato “Palermo Centro”. Diciotto le persone arrestate, a cominciare da Giuseppa Tantillo e Antonio Miceli, sorella e cognata del collaboratore di giustizia Giuseppe Tantillo.
Tantillo, boss del Borgo Vecchio, si è pentito nel 2016. Fino al 2015, anno del suo arresto, era lui a fornire di droga i parenti. Le indagini sullo spaccio però fotografano ciò che avveniva successivamente, nel 2017 e 2018. Il fatto di avere un pentito in famiglia non ha scalfito la “reputazione” criminale dei parenti di Tantillo, visto che la sorella e il cognato, assieme ai figli, hanno continuato a ricevere la droga da smerciare.
Sono tre le forniture più grosse monitorate dai poliziotti. Il 2 luglio del 2018 Marco Trapani consegna ai coniugi Tantillo, nella loro abitazione di via Corselli, un carico di 5 chili di hashish. Il 24 luglio è Danilo Ingarao, figlio di Nicola, il boss di Porta Nuova assassinato davanti al commissariato Zisa il 13 giugno del 2007, a consegnare due chili e mezzo di ‘fumo’. Infine l’8 agosto i poliziotti fanno irruzione nell’abitazione e sequestrano quattro chili di droga nascosti dentro un sacco della spazzatura. È il giorno in cui arrestano Miceli, al quale sarebbe subentrato Marco Trapani nel ruolo di organizzatore della rete di spaccio.
Quando il marito finisce in cella Giuseppa Tantillo, dicono gli investigatori, “ha dovuto rendere conto ai fornitori sovraordinati”. La donna disse a Ingarao che era stata colpa di qualche “spione”. Dell’arresto, del carico perso e degli affari mancati bisognava giustificarsi con qualcuno di importante.

