Teatri, agricoltura e appalti| Regione tra ricorsi e risarcimenti

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Commenti

    sorge il sospetto che sia tutto un teatrino pilotato. gara e successivi sicuri ricorsi. a chi giova?

    Ci troviamo dinanzi a una dirigenza incapace, pagata profumatamente per far danno, e che in più viene pure premiata. Peggio di così non si può

    Si è instaurata l’arte di utilizzare i vizi procedurali e dell’atto amministrativo per fregare le persone, rallentare lo sviluppo, impedire in qualche modo gli interventi necessari per la collettività.
    Esemplare è la sentenza TAR regione Sicilia n. 652/95 sul sottoscritto che rigetta il ricorso sulla base di vizi procedurali posti in essere dalla Amministrazione Universitaria che chissà perché adotta procedure viziate e contra legem consapevolmente e dichiarate pubblicamente e in sede di Consiglio di Stato, alla faccia dell’art 97 della Costituzione e della persona che subisce le procedure.

    l inapacità e l incompetenza dilagano in regione sicilia,,,,,,,,,e i sindacati pretendono diritti , avanzamenti di qualifica premi indennità
    ma andate a quel paese
    aboliamo l ars

    Non è difficile capire perchè la regione perde e paga, tutta questa marea di avvocati che gravitano intorno ai politici devono ricevere qualcosa.
    Poco importa se la regione va in giudizio pur sapendo di perdere, l’importante che non rimangono scontenti tutti questi avvocati.
    Basta pensare che la società regionale Sas ha già uscito 4 milioni di euro per cause perse, ed altri 16 milioni si appresta ad uscire, pur sapendo di aver già perso le cause fino in cassazione.
    L’assessore avvocato Armao, rimane zitto, ovviamente non può far dispiacere una categoria a cui lui stesso appartiene.

    utilizzeranno i ricorsi per darli a quelche amico avvocaticchio e farli perdere

    ci sarà qualche avvocatina che ambisce a perdere ma a essere pagata

Gli ultimi commenti su LiveSicilia

Onorevole è ammirevole quello che sostiene quanto sia utopistico realizzare. La classe politica è molto lontana dal l'AS Sumer si questa responsabilità quanto sia inadeguata a realizzarlo. È una questione culturale e di mentalità dura a morire che presenta i requisiti dell'immortalità e dell'Eternità.

Caro Direttore, dalla lettura comparata dei cinque interventi emerge un paradosso: in Sicilia le competenze esistono, ma spesso vanno via perché non trovano una domanda adeguata, mentre restano insoddisfatti bisogni che proprio quelle competenze potrebbero contribuire a risolvere. L’intervento di Valentina Chinnici aggiunge un passaggio importante: le competenze non vanno soltanto utilizzate, vanno prima costruite, cominciando dall’educazione e dalle opportunità offerte fin dall’infanzia. E una piccola provocazione. Chinnici ricorda che all’ARS le donne sono 15 su 70. Con una donna su cinque intervistati, LiveSicilia ha quasi riprodotto la stessa proporzione. Una coincidenza, naturalmente, ma anche uno spunto: se vogliamo evitare il nostro eterno Gattopardismo, le pari opportunità non possono essere soltanto dichiarate, devono diventare visibili nei numeri. Il segnale da cercare è 1/1: non una parità imposta degli esiti, ma pari possibilità di formarsi, lavorare, partecipare e assumere responsabilità. Una Sicilia che lascia inutilizzata una parte del proprio capitale umano e contemporaneamente lamenta la fuga delle competenze è doppiamente inefficiente. Il punto di leva, a mio avviso, resta il lavoro qualificato. Non come fine ultimo, ma come strumento per trasformare competenze in risposte ai bisogni della società. Il circuito potrebbe essere semplice: educazione → competenze → bisogni → lavoro qualificato → risultati per i cittadini → maggiore attrattività.mGli esempi sono davanti a noi. In sanità, non si tratta necessariamente di moltiplicare i centri CAR-T, ma di garantire l’accesso a queste terapie avanzate: per farlo servono centri adeguati e professionalità altamente specializzate che lavorino insieme. È il bisogno del paziente a creare domanda di competenze. Nell’energia, sole e vento possono creare domanda di ingegneri, tecnici e ricercatori. Nel turismo, destagionalizzare significa creare servizi e professionalità più qualificate e stabili. Nella PA, migliorare tempi e qualità delle risposte richiede competenze adeguate e responsabilità misurabili. Forse, allora, non dobbiamo chiederci come trattenere i giovani, ma come trasformare i bisogni e le risorse della Sicilia in domanda per le loro competenze. Se troveranno qui opportunità adeguate, potranno scegliere di restare. O di tornare.

Essendo stato un ex allievo dell'Università di Palermo, non posso che essere orgoglioso dei risultati degni di nota conseguiti dall'Ateneo siciliano negli ultimi anni. Certamente è un merito da ascrivere in particolare al Rettore in carica ed ai suoi collaboratori, ma forse anche al desiderio di riscatto di una terra che continua ad essere alla ribalta delle cronache soprattutto per gli aspetti negativi legati alla criminalità organizzata e al malaffare e che, invece, meriterebbe di vedere riconosciute e valorizzate tante altre realtà positive, compresa un'Istituzione di tutto rispetto come l'Università di Palermo.

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