Tentata violenza, condannati i presunti autori di false testimonianze

Tentata violenza, condannati i presunti autori di false testimonianze

Erano i testi della difesa

NICOSIA – Uno dei due sosteneva di aver visto la vittima allontanarsi mano nella mano con il suo molestatore. L’altro, diceva invece di averli visti rientrare assieme all’interno del pub, pochi minuti dopo, camminando a braccetto. I loro racconti, inoltre, adombravano sospetti sugli orari, nella sera incriminata, che avrebbero reso inverosimile la tentata violenza sessuale che una donna di Nicosia, invece, subì dal consigliere comunale Francesco La Giglia.

Il consigliere

L’amministratore è stato condannato con sentenza passata in giudicato a 1 anno 4 mesi, pena sospesa. E adesso una condanna di primo grado è stata inflitta pure ai testimoni, per false dichiarazioni al pubblico ministero. Sono stati condannati dal Tribunale di Patti a 4 mesi, con la condizionale, i giovani Elena Romano e Felice D’Amico, rispettivamente di 32 e 36 anni.

Sempre per quanto riguarda il principale imputato, La Giglia, va precisato che attualmente è ancora sotto processo per un’altra accusa. Deve rispondere di calunnia e falsa testimonianza, sempre ai danni della stessa vittima. Il processo si svolge dinanzi al Tribunale di Enna. È difeso dagli avvocati Ones Benintende e Giuseppe Mormino.

Il caso

Il caso, si ricorda, risale al 5 aprile 2015. Era il sabato di Pasqua. Secondo quanto è emerso dai processi, definiti con sentenza irrevocabile, La Giglia, dopo aver trascinato contro la sua volontà la vittima verso la piazzetta Caprini nei pressi di un pub, cercò di abusare di lei. La sua difesa puntò l’indice contro quella che definì una macchinazione, un complotto politico contro di lui.

Una tesi che però si è sciolta nel corso del giudizio. Tant’è che la vittima, assieme al marito, è uscita pienamente assolta da tale accusa nel corso di un processo per tentata violenza privata. Lo scopo delle accuse, secondo La Giglia, era impedirgli di candidarsi. Ma questa tesi non ha retto.

La parte civile

L’avvocato Salvatore Timpanaro difende la vittima sin dall’inizio. È stato presente come parte civile nei processi a carico di La Giglia e, oggi, dei testimoni (per falsa testimonianza) e dello stesso imputato, per calunnia. “E’ una vicenda triste che ha prodotto un contenzioso complesso, ma l’esito dei processi ha premiato la nostra fiducia nella giustizia – afferma l’avvocato Timpanaro -. Lottiamo per la difesa di una donna che è stata molestata e poi resa oggetto di bugie e allusioni. Tutto ciò è intollerabile”.

Le notizie della provincia di Enna.


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