PALERMO – La corsa contro il tempo per approvare il terzo mandato dei sindaci nei comuni fino a 15mila abitanti e il pressing per l’approvazione delle quote di genere nelle giunte comunali. Curve pericolose all’Ars, dove inizia la settimana che porterà il ddl Enti locali di nuovo sotto ai riflettori. Per fare in modo che alcune modifiche entrino in vigore per le Amministrative di primavera 2026, bisognerà approvare la legge entro mercoledì 11 febbraio.
Il nodo del terzo mandato ai sindaci
All’ordine del giorno della seduta di martedì 10 febbraio ci sono anche le modifiche alla legge che nel 2000 mise mano al riordino della dirigenza della Regione ma difficilmente si arriverà a trattare quel testo. Sala d’Ercole dovrà prima trovare l’intesa sulle numerose norme che regolano la vita dei Comuni siciliani: terzo mandato in primis.
L’incognita del voto segreto
Si ripartirà da dove ci si era fermati il 28 gennaio, quando il voto segreto affossò l’articolo 1 del ddl. La norma caduta riguardava la disciplina degli ispettori nelle amministrazioni locali: 33 voti favorevoli alla bocciatura, 21 i contrari. Impossibile andare avanti, quel giorno il vice presidente vicario di Sala d’Ercole, Nuccio Di Paola, rimandò tutto al 10 febbraio.
Terzo mandato, partiti divisi
Un esito che non lascia presagire nulla di buono per una norma che, di fatto, spacca le coalizioni e gli stessi partiti. Interessi incrociati tra chi spinge per un terzo mandato dei sindaci e chi, invece, vorrebbe impedire la crescita di consenso per potenziali avversari sul territorio. Il rischio, ancora un volta, è che il voto segreto passi come un colpo di spugna su una norma che nel resto d’Italia è realtà per i comuni tra i 5 e i 15mila abitanti. Il ddl, inoltre, toglie ogni limite di mandato per i sindaci dei piccoli comuni, sotto i cinquemila abitanti.

Quote di genere, la battaglia delle donne
Sembra vicina, invece, l’intesa su un’altra norma, quella che istituisce l’obbligo delle quote di genere per almeno il 40% nella composizione delle giunte comunali. L’articolo va in soccorso della presenza delle donne nelle squadre di governo nei Comuni: l’articolo è stato già affossato da Sala d’Ercole nel lontano 2019 e non è mai stato amato dagli uomini che popolano il Parlamento regionale.
Una contrarietà mai apertamente manifestata ma avvertita dalle donne del Parlamento siciliano, che ora hanno dato vita ad un fronte comune trasversale per mantenere alta la guardia. In questo caso è probabile che venga chiesto il voto palese: una garanzia per evitare brutti scherzi.
La norma sul consigliere supplente
A rischio anche la norma sul ‘consigliere supplente’. È il primo dei consiglieri non eletti che subentra al collega di lista nel caso in cui quest’ultimo lasci il consiglio comunale per andare a ricoprire il ruolo di assessore. Una norma vista come il fumo negli occhi dal Movimento cinque stelle, che considera l’articolo un “moltiplicatore di poltrone”.

