Truffa della Formazione| Scarcerato Genco dell'Anfe - Live Sicilia

Truffa della Formazione| Scarcerato Genco dell’Anfe

Paolo Genco

Si trovava ai domiciliari dallo scorso gennaio.

L'INCHIESTA
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PALERMO – Torna in libertà Paolo Genco, il presidente dell’Anfe che si è autosospeso dall’incarico dopo essere finito, nel gennaio scorsi, agli arresti domiciliari per una mega truffa sui fondi della Formazione professionale. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Trapani ha accolto la richiesta dell’avvocato Massimo Motisi perché sono venute meno le esigenze cautelari. Probabilmente sulla deciso hanno pesato le dimissioni dell’indagato.

La truffa contestata dalla Procura trapanese raggiunge la cifra di 53 milioni di euro che l’Anfe ha ottenuto dalla Regione siciliana e dall’Unione europea tra il 2010 e il 2013. L’indagine del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Trapani ha bloccato 41 beni immobili finiti sotto sequestro.

Secondo l’accusa, Genco avrebbe sfruttato una sfilza di fatture false per dimostrare di avere affrontato spese mai sostenute. Ad emettere i documenti contabili sarebbe stato un imprenditore compiacente. Ottenuti i rimborsi Genco avrebbe speso i soldi per fini privati e cioè per comprare gli immobili ora finiti sotto sequestro e intestati in parte a una società immobiliare.

Accuse sempre respinte dall’ex numero uno del colosso della formazione professionale.

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Commenti

    Grazie a questa galantuomini migliaia di padri di famiglia sono sul lastrico.

    Meno male che esiste la “LEGGE E UGUALE PER TUTTI”,sino a che il terzo quarto grado viene riconosciuto “non partecipe alla truffa…
    E una forma didascalica di politica frammentata e autoreferenziale.

    LA LEGGE RISULTA IN ITALIA “- UGUALE -” PER TUTTI, NON PER LORO

    Secondo l’accusa, Genco avrebbe sfruttato una sfilza di fatture false per dimostrare di avere affrontato spese mai sostenute. Ad emettere i documenti contabili sarebbe stato un imprenditore compiacente. Ottenuti i rimborsi Genco avrebbe speso i soldi per fini privati e cioè per comprare gli immobili ora finiti sotto sequestro e intestati in parte a una società immobiliare.

    Accuse sempre respinte dall’ex numero uno del colosso della formazione professionale.

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