Politica….politica…..e i processi aspettanooooooo

Politica….politica…..e i processi aspettanooooooo
Peccato che è incapace a nominare un Cda per l’orchestra sinfonica dopo 2 anni…..grande prova di capacità politica amministrativa.
Sarebbe la vera svolta per Messina !!!!E' necessario ed e' assurdo che non ci sia un aeroporto a Messina!!!Speriamo si avveri veramente!!!
.........il punto è proprio questo, si nega che la legge sia uguale per tutti, ma così invece allo stato è e così sarà prescindendo dall'esito del Referendum. La riforma votata dalla maggioranza vuole infatti che sia il Giudice ad essere terzo ed assicuri pari trattamento al cittadino. E' certamente inutile che la legge sia uguale per tutti se poi tale non è il Giudice chiamato ad applicarla, in quanto soggetto alle influenze delle correnti politiche interne alla Magistratura. Queste stanno facendo valere tutto il loro peso per la difesa di loro prerogative che hanno sin qui condizionato il normale ruolo del magistrato, compromettendo il bilanciamento del potere giudiziario con quello legislativo. E' utile richiamare che l'attuale promiscuità tra le due Funzioni ( inquirente/accusatoria e giudicante ) è frutto di un provvedimento di legge dell'ultimo governo del ventennio fascista, peraltro "votato" ( si fa per dire ) nel '41, quindi quando l'Italia era già in condizioni di emergenza poiché in guerra da oltre un anno. Volendo tralasciare le considerazioni per l'ipotesi di una situazione inversa - cioè, se fosse stato il governo del Duce a volere la separazione delle Funzioni, verrebbero oggi rievocati in maniera ossessiva ed indignata i moniti per i rischi di negata democrazia e i tentativi del Governo per un ritorno al regime del ventennio - nel separato servizio in cui viene dato spazio ad uno dei più noti ( e anche preparati ) Penalisti del Foro di questa città, viene in modo chiaro e incisivo illustrato quali siano le logiche della riforma attuata dal Governo e l'utilità funzionale e di garanzia collegate alla separazione delle "carriere" ( il termine invero è improprio ma è solo per intenderci ), non a caso utilizzato dalla maggioranza delle nazioni considerate progredite e parte del sistema occidentale.
Ma vi rendete conto quanto spreco di denaro pubblico per cercare un immigrato senza permesso di soggiorno? Elicotteri, personale, fotosegnalazione... Infatti quando l'immigrato è stato fotosegnalato non era perchè avesse commesso chissà quale reato, ma perchè era privo di permesso di soggiorno... E infatti era destinato al centro per migranti. Se avesse compiuto reati sarebbe finito in carcere o ai domiciliari non ad un centro per migranti. L'ossessione per l'immigrazione oltre ad essere stupida, è costosa, non interessa alla gente e scatena complottismo!
Trent’anni. Trent’anni di presa in giro allo Stato italiano. Trent’anni in cui Matteo Messina Denaro, l’ultimo padrino di Cosa Nostra, ha vissuto come un turista qualunque, permettendosi persino il lusso di farsi fotografare davanti all’Arena di Verona. Non un bandito in fuga, ma un signore della criminalità che si godeva la sua libertà sotto il naso delle istituzioni.
La verità, amara come il fiele, emerge ora dai suoi diari personali, analizzati nel libro di Lirio Abbate. E che verità, signori miei. Dal 2003 al 2016, il boss più ricercato d’Italia scriveva tranquillamente le sue memorie, come un pensionato qualunque che tiene il diario delle vacanze. La differenza? Le sue “vacanze” erano una latitanza dorata, protetta da una rete di complicità che fa rabbrividire.
Questi quaderni, ornati con le riproduzioni di Van Gogh – gusti raffinati, il nostro boss – erano destinati alla figlia Lorenza, che per 27 anni non ha voluto saperne di lui. Una figlia che lui cerca di conquistare con la sua “verità”, scritta nero su bianco con la presunzione tipica dei potenti: “Solo io conosco la mia vita”, dice. Come se trent’anni di stragi, sangue e crimini potessero essere riscattati da qualche pagina di memorie autografate.
Ma la domanda che dovrebbe toglierci il sonno è un’altra: come è stato possibile? Come ha fatto un uomo, per quanto astuto, a sfuggire per tre decenni a uno Stato che si definisce moderno? La risposta è semplice quanto inquietante: non era solo. Dietro questa latitanza c’è una ragnatela di complicità che attraversa ogni strato della società italiana, dalle strade di Castelvetrano fino ai palazzi del potere.
L’arresto nel gennaio 2023 e la morte a settembre hanno chiuso il sipario su questa farsa tragica. Ma attenzione: la cattura di Messina Denaro non significa che il sistema che lo ha protetto sia stato smantellato. Quella rete invisibile, tessuta con i fili della corruzione e dell’omertà, potrebbe essere ancora lì, pronta a proteggere il prossimo boss.
I suoi diari, ora, sono come una confessione postuma che fa più domande di quante risposte dia. Sono la testimonianza di un potere criminale che ha riso per trent’anni della nostra giustizia, dei nostri valori, della nostra democrazia. E forse, ancora più grave, sono la prova che qualcuno, da qualche parte, ha lasciato che tutto questo accadesse.