PALERMO – Un infarto improvviso, ad appena 47 anni. Una morte inaspettata che colpì una città intera, accorsa in Cattedrale per rendere omaggio alla memoria di un sacerdote che era entrato nel cuore di molti.
A 25 anni dalla scomparsa, Palermo ricorda don Salvatore Napoleone. Lo farà lunedì 23 febbraio con la presentazione di un libro, edito da We Can Hope, dal titolo emblematico: “Con passione”. La passione di un presbitero, ma ancor prima di un uomo che aveva dedicato la sua vita agli altri. E non è un caso che il luogo scelto sia la Cattedrale, di cui don Salvatore fu parroco fino alla sua morte, avvenuta il 19 ottobre del 2001.
Un volume che è un atto d’amore e riconoscenza, frutto del contributo di chi ha conosciuto padre Napoleone e ne coltiva il ricordo come don Giuseppe Calderone, suo vice in Cattedrale e fondatore di We Can Hope.

Un libro di ricordi
Testimonianze di presbiteri e laici messe in fila che ricostruiscono la vita del sacerdote: l’infanzia a Ficarazzi, sua città natale, poi la vocazione, gli studi di liturgia a Roma e gli incarichi nelle parrocchie di Villa Tasca e San Lorenzo, l’insegnamento all’istituto Nautico. Nel 1990 la nomina a parroco della Cattedrale e di San Stanislao al Capo.
Nel 1993 l’allora arcivescovo, il cardinale Salvatore Pappalardo, lo volle anche direttore spirituale del seminario di Palermo: un incarico che era stato di don Pino Puglisi, ucciso dalla mafia, e che aveva lasciato gli studenti del seminario orfani di una guida.

Carità e umanità
Una vita passata a spendersi per gli altri, improntata alla carità. “Il giorno del funerale la Cattedrale era pienissima, non c’erano neanche posti all’in piedi, in migliaia tra cui tantissime famiglie del quartiere del Capo”, ricorda don Nicasio Lo Bue, attuale parroco di Santa Caterina ma, all’epoca, seminarista. “Don Salvatore aiutava tanti a pagare le bollette o a fare la spesa – continua – andava a trovarli a casa, li ascoltava, se ne prendeva cura”. Un’attenzione al prossimo che non faceva eccezione in seminario, dove più di uno studente in difficoltà economiche trovava ogni tanto una busta anonima sotto la porta con dentro dei soldi.
“Ci diceva che, prima di essere preti, dovevamo essere persone mature a livello umano – aggiunge don Nicasio -. Voleva per noi una formazione anzitutto umana e su quella maturità umana si poteva innestare il senso del ministero. Padre Salvatore era una persona semplice che teneva molto alla formazione culturale e spirituale, ci voleva molto bene”.
Una fede nata presto
Ad appena 11 anni entrò nel seminario minore, poi gli studi teologici insieme a monsignor Calogero Peri, oggi vescovo di Caltagirone. Ancora vivo è il ricordo in chi, negli anni Ottanta, era un giovane fedele della parrocchia di Maria santissima Mediatrice: dalle omelie, preparate con cura, al coinvolgimento dei laici a cui il post-Concilio aveva ridato un ruolo nella Chiesa.
Poi San Lorenzo e infine gli anni in Cattedrale, la cura del coro, la visita di san Giovanni Paolo II nel 1995, le liturgie per il Giubileo del 2000. Un amore per la liturgia sbocciato durante un rito nella Cappella Palatina, come scrive don Domenico Messina, presbitero a Cefalù. Napoleone fu l’artefice del “Progetto Cattedrale”, con l’obiettivo di offrire opportunità lavorative e quindi occasioni di riscatto ed emancipazione sociale.

Un prete di “spessore”
Don Raffaele Mangano, all’epoca vice rettore del seminario, nel libro non esita a definirlo un prete “di spessore”, un “esperto” di umanità, capace di trasmettere la gioia per la scelta di dedicarsi totalmente agli altri. Il libro è un corollario di ricordi che scorrono piacevolmente, tra quelli del giornalista Luigi Perollo o di Donatella Di Palermo, titolare del negozio di ottica che si trova di fronte la Cattedrale.
“L’ho conosciuto 34 anni fa, per l’inaugurazione del negozio – dice Donatella – tramite padre Simonato, mio insegnante di religione al liceo. Napoleone aveva trasformato il seminario in una grande famiglia, si era creato un rapporto familiare e per i ragazzi faceva di tutto, senza che nessuno lo sapesse. Una persona speciale con tutti e dopo la sua morte in tantissimi hanno raccontato i suoi gesti: a una ragazza madre pagava l’asilo per la figlia, in una libreria teneva un conto aperto per le famiglie meno abbienti. Diceva che la Provvidenza arriva sempre e aveva ragione. E’ stato una luce, non voleva farsi chiamare ‘monsignore’ perché amava considerarsi un prete di strada. In corso Vittorio Emanuele lo ricordano ancora tutti, a Messa sapeva incantarti e lasciarti qualcosa per tutta la settimana”.

La morte improvvisa
“Era una persona concreta e semplice, radicale negli insegnamenti”, dice don Calderone che ripercorre quei giorni così drammatici. “Stavo benedicendo un matrimonio quando mi comunicarono che era in ospedale – continua – ma quando arrivammo era troppo tardi. La notte del 19 ottobre la Cattedrale rimase aperta tutta la notte, un fiume di gente veniva a rendergli omaggio, e il giorno dopo, per i funerali, in migliaia da ogni parte. C’erano il cardinale Pappalardo, fra Pietro Sorci che fu il suo maestro di liturgia. Padre Napoleone è stata una bella figura del presbiterio palermitano, prezioso per me e per tanti sacerdoti ma anche per i laici, le famiglie, gli sposi con cui costruiva rapporti veri. Gli dobbiamo tanto”.
Si ringrazia l’editore per la gentile concessione delle foto a titolo gratuito

