Un raccapricciante archivio virtuale |Minori abusati e sesso con animali

Un raccapricciante archivio virtuale |Minori abusati e sesso con animali

Arrestato un 40enne libero professionista di Napoli, un 55enne dipendente pubblico di Milano ed un 51enne di Salerno. Altre 14 persone sono indagate. La polizia postale ha sequestrato un milione di file tra foto e video.

Operazione "Cloud"
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CATANIA – Minori abusati e anche torturati. Raccapriccianti le foto e i video sequestrati dalla Polizia Postale di Catania nell’ambito dell’inchiesta Cloud che ha scoperchiato un’associazione a delinquere che opera sul web dedita alla divulgazione e distribuzione di materiale pedopornografico. Ancora una volta la Procura di Catania – e in particolare il pool antipedofilia coordinato dall’aggiunto Marisa Scavo – assestano un duro colpo a questo fenomeno aberrante che si evolve con la stessa velocità del progresso tecnologico. Sequestrati oltre 1 milione di file che erano inseriti in un archivio su internet: da qui il nome dell’indagine “Cloud”.

Sono scattate in tutta Italia alcune perquisizioni che hanno portato a tre arresti in flagranza da parte della Polizia Giudiziaria: arrestato un 40enne libero professionista di Napoli, un 55enne dipendente pubblico di Milano e un 51enne, disoccupato, di Salerno. Gli arresti sono stati già convalidati dal Gip e i tre sono, dunque, rimasti in carcere. I tre destinatari della misura cautelare sarebbero gli amministratori della “comunità virtuale” che si muoveva esclusivamente in rete e attraverso gli innovativi sistemi di “cloud storage”. In totale gli indagati sono 17 (compresi i tre arrestati): era coinvolto anche un palermitano che però è deceduto nel corso delle indagine, che sono state coordinate dal pm Lina Trovato.

Un sistema a “stanze”. Così lo definisce la magistrata che evidenzia come la comunità virtuale si muoveva in “modo sincronico e camaleontico” sulla rete. Il materiale pedopornografico sequestrato (e la cifra di un milione è solo approssimativa per difetto) non era sui pc o sugli smartphone ma su un archivio virtuale: un’analisi tecnica tradizionale negli hardware avrebbe dato infatti esito negativo. “L’affiliazione alla comunità – afferma Lina Trovato – era graduale, attraverso un iter di fidelizzazione. La persona veniva invitata nella “stanza” dove poteva usufruire dell’archivio video e foto e nello stesso tempo inserire nuovo materiale. Inoltre veniva garantito il totale anonimato”.

L’arresto in flagranza dei tre è avvenuto perchè la polizia postale nel corso delle perquisizioni ha trovato in loro possesso un ingente quantitativo di materiale pedopornografico: 1500 video al napoletano, 110 mila immagini e 1700 video al milanese e oltre 2000 filmati al salernitano. I loro computer invece erano “puliti”. Le attività tecniche non sono terminate: tra i file sequestrati ci sono anche scene di sesso di minori con animali e bimbi torturati.

L’indagine è partita nel 2014. “Ci siamo imbattuti durante le nostre attività di monitoraggio in una bacheca dove venivano lasciati messaggi sospetti – spiega il dirigente della Polizia Postale Marcello La Bella – e dopo l’autorizzazione della Procura ad agire sottocopertura abbiamo individuato un circolo di persone che andava sulla “nuvola” di archivio virtuale”. Alcuni aspetti tecnici non sono stati illustrati, perchè potrebbero mettere a rischio questa indagine e altre in corso.

Le perquisizioni hanno riguardato Milano, Cremona, Ascoli Piceno, Varese, Salerno, Napoli, Nuoro, Rieti e Treviso. Sono stati tracciati anche contatti con paesi esteri: Francia, Regno Unito, Islanda, Polonia, Brasile e Marocco.

“E’ importante evidenziare un aspetto innovativo di questa indagine – afferma il procuratore aggiunto Marisa Scavo – per la prima volta è stato contestato il reato associativo di un organizzazione a delinquere che opera esclusivamente nel web e non in un territorio fisico”. Un elemento processuale sul quale anche il Questore Marcello Cardona pone l’accento: “Questo ci apre nuovi orizzonti anche dal punto di visto operativo e investigativo per contrastare questi reati”. “Crimini orripilanti” – è il commento del procuratore Michelangelo Patanè.

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