Catania, 16 APR – “Il terremoto di magnitudo 4.2 registrato alle 3.34 della notte tra giovedi’ e venerdi’ scorso dalla rete sismica dell’Ingv ad una profondita’ di 33 km al largo della costa ionica tra Catania e Siracusa e’ stato causato dalla riattivazione della faglia Alfeo-Etna, una enorme struttura sismogenetica ubicata nel mar Ionio Occidentale”. Lo afferma il prof. Carmelo Monaco del Dipartimento di Scienze Biologiche Geologiche e Ambientali dell’Universita’ di Catania, uno degli autori di una ricerca focalizzata proprio su questa struttura tettonica.
Lo studio e’ stato pubblicato il 10 marzo scorso sulla rivista internazionale ‘Geosciences’ a cura dei ricercatori Salvatore Gambino, Giovanni Barreca, Giorgio De Guidi, Carmelo Ferlito e Carmelo Monaco dell’Universita’ di Catania, Valentina Bruno, Mario Mattia e Luciano Sarfi’ dell’Osservatorio Etneo dell’Ingv e Felix Gross dell’Institute of Geosciences e Center for Ocean and Society della Kiel University. “Si tratta in realta’ – spiega il dott. Luciano Scarfi’, sismologo dell’Ingv di Catania – di un enorme sistema di faglie lungo fino a un centinaio di chilometri ubicato ad Est della piu’ famosa scarpata Ibleo-Maltese che ha generato uno sciame continuo di terremoti minori gia’ da novembre dell’anno scorso”.
“Il sistema di faglie Alfeo-Etna – spiega Monaco – rappresenta un importante confine cinematico tra blocchi che si muovono in modo differenziale nel Mar Ionio occidentale nell’ambito della convergenza tra la placca africana e quella europea” spiegano gli autori della pubblicazione. Il terremoto della scorsa notte ci ricorda, infine, come la Sicilia sia al centro di importanti processi vulcano-tettonici attivi e di eventi sismici tra i piu’ distruttivi del Mediterraneo e come la prevenzione e mitigazione del rischio sismico e vulcanico non possa prescindere da un’analisi dettagliata del territorio e dal continuo aggiornamento delle conoscenze geologiche e geofisiche”.

