PALERMO – “Negli ultimi anni la coltivazione di antiche varietà di pesco ha avuto in Sicilia un significativo rilancio. La pesca di Leonforte e di Bivona, le “sberge” e le”tabacchiere” grazie alla caparbietà dei produttori e all’ottenimento dei marchi di qualità hanno riscosso un grande successo sui mercati nazionali ed europei per le pregiate caratteristiche organolettiche dei frutti. Per queste ragioni abbiamo ritenuto opportuno presentare un apposito disegno di legge per sostenere il comparto produttivo, le filiere e la commercializzazione del prodotto”. Lo dichiara Fabio Venezia, primo firmatario del disegno di legge sulla valorizzazione della peschicoltura siciliana.
Venezia annuncia il nuovo disegno di legge
I dati relativi alla coltura del pesco (pesche e nettarine) in Sicilia indicano una significativa espansione degli investimenti. La superficie del comparto risulta concentrata per l’85,52% in quattro province (Agrigento 35,70%, Caltanisetta 27,53%, Palermo 12,58% e Messina 9,71%). Si stima a livello regionale una produzione di 1 milione 300 mila quintali. La peschicoltura si realizza prevalentemente in impianti produttivi di tipo tradizionali, anche se vanno diffondendosi più moderni sistemi colturali. A causa delle ridotte dimensioni aziendali, l’offerta si presenta in molti casi frazionata e la commercializzazione inadeguata rispetto alle esigenze di mercato fuori regione. L’offerta disomogenea anche per le produzioni certificate e biologiche non favorisce una presenza significativa nei circuiti commerciali internazionali.
“La proposta legislativa presentata – continua il parlamentare del PD – intende rilanciare la peschicoltura in Sicilia attraverso il miglioramento delle attuali coltivazioni e la diffusione della coltura in nuove aree ad essa vocate, con l’obiettivo di ottenere una produzione di qualità e capace di soddisfare le esigenze del mercato interno e di incrementare le esportazioni delle pesche e dei prodotti con esse realizzati. Un rilancio vero della peschicoltura siciliana non può che passare da un concreto sostegno all’innovazione tecnica di prodotto e di processo attraverso l’utilizzazione di standard qualitativi elevati, dell’aggregazione dell’offerta e della programmazione degli impianti”.
Cosa prevede
Il disegno di legge prevede lo stanziamento di 18 milioni di euro per il prossimi triennio per la realizzazione di opere relative al miglioramento dei pescheti ancora efficienti, per l’espansione della coltura della pesca nell’ambito delle aree vocate, per la realizzazione di opere aziendali ed infrastrutturali di piccole e medie entità, integrative e complementari agli altri interventi per migliorare i sistemi di produzione, per la ristrutturazione di fabbricati rurali per assolvere le funzioni utili all’attività di trasformazione del prodotto, per il miglioramento delle dotazioni aziendali attraverso l’acquisto di attrezzature funzionali all’esercizio della peschicoltura, alla coltivazione e difesa delle colture, alla raccolta, allo stoccaggio ed al primo confezionamento del prodotto in azienda e al controllo dei processi produttivi, di impianti, macchinari e servizi innovativi per la trasformazione e commercializzazione del prodotto per la produzione di confetture a base di pesche autoctone.
Il DDL prevede, infine, l’istituzione di apposite Comunità di tutela della biodiversità denominate “Città della pesca” allo scopo di sostenere e valorizzare le produzioni di varietà autoctone di pesche siciliane.

