NISCEMI (CALTANISSETTA) – Aveva tirato un sospiro di sollievo Ana Maria Florian, 22 anni, quando il suo ex compagno Santo Pisano, niscemese di 54, le aveva detto che andava fuori Sicilia per lavoro. Tra i due, che avevano avuto una relazione per sei mesi, le cose non andavano più bene a causa dell’eccessiva gelosia di lui. In realtà l’uomo mentiva. E ieri, dopo avere scoperto il luogo in cui la giovane si rifugiava, assieme con la figlia avuta da un precedente rapporto, l’ha raggiunta e l’ha ammazzata a colpi di pistola. Non ha vuoto il tempo di reagire Ana Maria che ha aperto la porta al suo assassino. Quando se l’è trovata davanti, Pisano, autotrasportatore, ha aperto il fuoco.
Almeno cinque i colpi di pistola esplosi dall’ex compagno che l’ha raggiunta in via Guido Rossa, traversa del noto viale Mario Gori, nell’appartamento di un’amica dove aveva trovato ospitalità. Poi è uscito in strada, ha percorso pochi metri e ha chiamato i Carabinieri. “Venite, ho ucciso la mia compagna”, ha detto ai militari con ancora l’arma in mano. La pistola era andato a prenderla in casa del padre che la deteneva legalmente. Una calibro 357 Magnum a tamburo che ha puntato dritto alla donna, non lasciandole scampo. Anna Maria Florian è stata trovata riversa in una pozza di sangue tra l’ingresso e il soggiorno di un piano rialzato di una palazzina popolare.
Sul posto sono intervenuti gli agenti del commissariato di Polizia di Niscemi diretto da Gabriele Presti, della Scientifica e i militari della caserma dei carabinieri, guidati dal maggiore Valerio Marra. Alla base del folle gesto la gelosia. Pisano si era infatti recato dalla vittima convinto – ha raccontato al magistrato – di trovarla in compagnia di un altro uomo. Era stato lui stesso ad interrompere ogni rapporto con la donna perché accecato dalla gelosia. Subito dopo si era addirittura messo a disposizione per aiutarla, assieme alla figlia a trovare un’adeguata sistemazione. Ieri, invece, intorno alle 19:30, l’ha colta di sorpresa e l’ha freddata. Pisano è ora rinchiuso nel carcere di contrada Balate a Gela. Davanti al sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Gela, Antonio D’Antona ha confessato il delitto, dopo un lungo interrogatorio.

