Verbali di pentiti e intercettazioni|Incastrato il boss dei Cappello - Live Sicilia

Verbali di pentiti e intercettazioni|Incastrato il boss dei Cappello

Giovanni Pantellaro avrebbe preso le redini del clan.
LE CARTE DEL BLITZ CAMALEONTE
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CATANIA – Giovanni Pantellaro sarebbe il nuovo vertice del clan Cappello-Bonaccorsi. Un passo avanti (verso l’alto) rispetto agli altri, anche verso chi porta cognomi “dal pedigree criminale”. I pentiti lo indicano come l’erede di Salvatore Lombardo, u ciuraru, cugino del boss Salvatore Cappello. Attenzione a non confonderlo con il cugino omonimo (conosciuto con lo pseudonimo di giocattolo), ex affiliato della cosca e poi diventato collaboratore di giustizia.

Il nome di Giovanni Pantellaro spicca tra gli oltre 50 indagati del blitz Camaleonte finiti nelle 500 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dal gip Pietro Currò. Ma il boss è una vecchia conoscenza delle cronache giudiziarie. Qualche anno fa gli scattano le manette ai polsi perché sarebbe stato la mente criminale di una serie di truffe alle assicurazioni. Grazie alla sua agenzia di disbrigo pratiche creata a pochi metri dall’ormai ex ospedale Vittorio Emanuele di via Plebiscito avrebbe creato un meccanismo in grado di fare soldi a go go. Ma non è finita, perché il boss nel 2015 è arrestato dalla Squadra Mobile di Catania per aver ferito Franco Ragusa ‘u sceriffo, uno dei volti più fotografati della festa di Sant’Agata per i suoi trascorsi criminali. E da poco la sua immagine è finita tra quella degli indagati del blitz Zeta, che ha azzerato il gruppo Santapaola della piazza San Cosimo storicamente roccaforte del boss ergastolano Maurizio Zuccaro.

Guardando alle ultime retate, Giovanni Pantellaro compare anche nelle carte dell’inchiesta Vento di Scirocco che ha disarticolato il clan Mazzei. Angelo Privitera, vertice operativo della famiglia di Cosa nostra, avrebbe dialogato con Pantellaro per risolvere una determinata questione. E anche lì l’indagato è indicato come “il responsabile di Turi Cappello”. 

Prima di andare ai verbali del collaboratori di giustizia, il ruolo di ‘comando’ di Pantellaro emerge chiaramente da una serie di questioni interne alla cosca che per essere risolte hanno (come consuetudine mafiosa) necessità dell’intervento del capo. Ed infatti è lo stesso Concetto Bonaccorsi (nipote dello zio pentito) a volere il suo intervento per dirimere la vicenda inerente l’aggressione a Rosario Zagame. Un dato per il gip che dimostrerebbe come “il ruolo di Pantellaro” sarebbe più elevato rispetto a quello “di Bonaccorsi”.  La sua posizione di ‘vertice’ emerge con chiarezza quando l’indagato convoca una sorta di “tavolo di concertazione” con i responsabili delle varie “anime” del clan Cappello. Da una parte i fratelli Simone e Concetto Bonaccorsi per i “Carateddi” e dall’altra parte Giovanni Geraci per il gruppo di Massimo Salvo, u carruzzeri (boss al 41bis). 

Sono pochissime le intercettazioni che coinvolgono Pantellaro, come Salvatore Lombardo preferirebbe usare un “basso profilo” e fare esporre i suoi ‘fidati’ picciotti. L’ex boss Salvuccio Bonaccorsi guardando la sua foto nel 2017 spiega ai pm che è lui il “responsabile del clan Cappello”. Lo avrebbe appreso da Seby Calogero nel carcere di Siracusa. Anche Sebastiano Sardo, il narcotrafficante conosciuto con lo pseudonimo ‘occhiolino che in un certo modo ha dato l’input alla delicata inchiesta, è certo che il ruolo di capo di Pantellaro “è riconosciuto da tutti i componenti del clan”. La conferma poi arriva dalla sua stessa voce. “Io sempre Bonaccorsi vedi che sono…”. La firma finale. 


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