Almaviva: sit-in all’Ars dei lavoratori in attesa della ricollocazione

Vertenza ex Almaviva: sit-in sotto l’Ars contro il “teatrino delle promesse”

vertenza almaviva
Chiedono risposte concrete per il loro futuro in attesa della ricollocazione
LA PROTESTA
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PALERMO – “La pazienza non è finita: è stata uccisa dall’indifferenza istituzionale”. Gli ex lavoratori Almaviva di Palermo tornano a presidiare piazza del Parlamento domani martedì 14, a partire dalle ore 11, e mercoledì 15 aprile. Un sit-in che non è più una semplice richiesta di ascolto, ma un atto di accusa contro un’amministrazione regionale “capace di produrre fiumi di parole e zero fatti”.

“Vergognoso balletto della sopravvivenza”

“Da mesi assistiamo a un vergognoso balletto della sopravvivenza: da un lato 387 professionisti a cui è stata strappata la dignità, dall’altro una classe politica che usa il futuro di queste famiglie come merce di scambio elettorale o burocratico – dichiarano i rappresentanti sindacali di Slc Cgil, Fistel Cisl, UilFpc Uil e Ugl Telecomunicazioni –  Le promesse sulla rioccupazione attraverso il servizio 116117 e i progetti di dematerializzazione sono rimaste chiuse nei cassetti, impantanate in emendamenti fantasma e assenze strategiche in aula”.

Il presidio permanente

Il presidio dei giorni 14 e 15 aprile sotto la sede dell’Ars sarà permanente. Gli ex lavoratori non chiedono assistenza ma “il rispetto dei patti sottoscritti e il diritto al lavoro”.

“Il nostro auspicio resta quello di assistere a un voto unanime dell’Aula dell”emendamento Almaviva’,  tappa ulteriore per la piena occupazione di tutti i lavoratori e le lavoratrici – proseguono i sindacati – Siamo stanchi di essere comparse nel vostro teatro dell’assurdo. Ogni rinvio della politica è un giorno di disperazione in più per centinaia di padri e madri di famiglia. Non accetteremo più pacche sulle spalle o tavoli tecnici che servono solo a guadagnare tempo. La dignità dei lavoratori non è in vendita e non può essere calpestata da un’inerzia che puzza di dolo. La politica sicilia è chiamata a un bivio: trasformare le parole in contratti o assumersi la responsabilità sociale di un disastro senza precedenti”. 


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