CATANIA – Dario De Luca, aspirante giornalista brontese, è tra i vincitori dell’ottava edizione del “Premio Giornalistico Maurizio Rampino”, organizzato e promosso dal Comune di Trepuzzi e dall’Associazione “Amici di Maurizio”. De Luca è stato selezionato come vincitore della categoria “inediti” per il suo lavoro dal titolo “Invisibili – Viaggio tra i nuovi poveri”. “Da otto anni, il premio ricorda – si legge nel comunicato stampa – la figura del giornalista prematuramente scomparso il 14 Giugno 2006, la sua indipendenza di giudizio, il suo coraggioso saper andare controcorrente e anticipare i tempi, il suo osservare quello che accadeva e saperlo riportare con puntualità e obiettività”.
De Luca ha ricevuto il premio nel corso della cerimonia avvenuta a Trepuzzi, in provincia di Lecce, lo scorso 31 maggio. Poche ore dopo l’evento Dario ha postato un commento sul suo profilo facebook: “Mi hanno commosso le parole di Pierpaolo Lala: “Quando abbiamo visto il suo lavoro ci siamo detti “questo qui ha sbagliato categoria, il suo lavoro non può essere inedito, devono averlo mandato in onda per forza”. Sono felice di aver avuto la possibilità di conoscere un grandissimo giornalista come Corrado Formigli , le sue parole durante e dopo la cerimonia sono uno stimolo ulteriore per rimboccarsi le maniche e continuare su questa strada”. Proprio a Formigli, giornalista e conduttore di PiazzaPulita, è stato assegnato il riconoscimento alla carriera.
Dario, da dove nasce l’idea di realizzare questo docufilm?
L’idea si basa sul tema scelto quest’anno per il premio “Economia in ginocchio e famiglie allo stremo, l’avanzata dei nuovi poveri”.
Perchè la scelta di raccontare gli “invisibili”?
La parola invisibili, utilizzata come titolo del mio lavoro, in realtà ha un doppio significato, proprio per questo motivo ho utilizzato due colori per distinguere “in” da “visibili”. I nuovi poveri infatti sono persone normalissime, vestite bene, uomini e donne che si incontrano per le strade e quindi “visibili” nella quotidianità ma che nello stesso tempo nascondono dietro quell’apparenza di normalità gravi problemi di povertà, come la perdita del lavoro in età avanzata e una separazione. Tra i nuovi poveri infatti ci sono migliaia di padri separati.
Ogni lavoro nasconde un messaggio intrinseco che si vuole fare emergere. Quale è il suo? E, soprattutto, pensa di essere riuscito a trasmetterlo?
Il giudizio finale spetta a coloro che visioneranno il lavoro. Sicuramente posso dire di averlo trasmesso in maniera positiva alla giuria del premio “Maurizio Rampino”. L’obiettivo del mio prodotto è il semplice racconto della realtà quotidiana dei nuovi poveri estendendo la narrazione giornalistica agli operatori del settore che offrono il loro fondamentale supporto a queste persone. La finalità è quella di far conoscere queste realtà.
Ricevere un premio di questo calibro è un grande privilegio. Per lei rappresenta un punto di partenza o d’arrivo?
Sicuramente di partenza. Io non sono ancora un giornalista ufficialmente riconosciuto. Il risultato finale è quindi uno stimolo per proseguire su questa strada nonostante la lotta quotidiana alla precarietà di questo sistema.
Progetti per il futuro legati a questo lavoro?
Vorrei far vedere il mio lavoro a più persone possibili. Per questo mi sto impegnando per una prima proiezione collettiva in cui si dibatterà sulla tematica del premio coinvolgendo i protagonisti del mio progetto.
Cosa significa per lei essere un giornalista?
Significa “semplicemente” raccontare cercando sempre di approfondire ogni aspetto.
Quale è la domanda che si sarebbe aspettato in questa intervista e che non le è stata posta?
Tra i nuovi poveri ci sono anche i giornalisti?
Risponda.
Purtroppo si. Basta pensare a tanti miei giovani colleghi e amici sottopagati nonostante le grandissime abilità e gli anni passati sopra i libri tra università e master, senza considerare chi addirittura scrive gratuitamente. In quel caso però c’è anche una povertà morale.


