La Sicilia che (non) vorrei: scrive Alfio Mannino

La Sicilia che (non) vorrei: i numeri e la crisi, ci vuole una svolta

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C’è una Sicilia raccontata attraverso le percentuali del Pil e una Sicilia vissuta ogni giorno da lavoratrici, lavoratori, giovani, donne e anziani. Sono due realtà che raramente coincidono. Per questo, più che i numeri, ci interessa l’elemento umano: capire come vivono davvero le persone.

Come Cgil ci siamo battuti in questi anni, con vertenze e mobilitazioni, per una nuova Sicilia. Abbiamo messo in campo proposte, studi, analisi per descrivere la condizione economica e sociale della Sicilia. Occorre mettere al centro la condizione delle persone. Anche perché c’è un governo regionale col suo presidente che strombazza dati di crescita del Pil, irrisori, ponendoli come grandi risultati.

A questo stesso presidente vorremmo chiedere se è stato nelle piazze, nei quartieri, nelle periferie delle città, nelle zone interne della nostra regione, tra i tanti in fila per una prestazione sanitaria che rischia di arrivare troppo tardi, nelle stazioni e negli aeroporti dai quali i nostri giovani partono nella maggior parte dei casi per non fare più ritorno.

I dati e la crisi

Quanto questo aumento del Pil ha realmente inciso su una occupazione stabile, duratura, in grado di prospettare futuro e di far fare ai singoli e alle famiglie progetti? Ben poco. Analisi e rapporti anche istituzionali descrivono la prevalenza del lavoro precario nella nostra Sicilia, discontinuo, stagionale e che per giunta lascia ancora più indietro donne e giovani visto che in Sicilia vi è un tasso di occupazione inferiore del 15% rispetto al resto del paese. Quando il lavoro non è addirittura nero o irregolare, con sfruttamento e assenza di diritti.

E se i salari sono troppo bassi, 5 mila euro in meno rispetto alla media nazionale, diventa impossibile fare progetti di vita in una realtà come la nostra che vede un sistema del welfare debole, prestazioni sanitarie e socio assistenziali non garantite per tutti e nei tempi necessari, il diritto allo studio negato così come il diritto alla mobilità, politiche giovanili e per l’occupazione femminile al palo, il diritto alla casa non garantito.

Emerge dunque un sistema economico e sociale fragile, per il quale a poco sono servite le ingenti risorse arrivate in questi anni, a partire dal Pnrr, che avrebbero dovuto cambiare il volto della Sicilia, e che invece sono state spese male, parzialmente e senza determinare alcuna svolta. Certo era scontata una crescita del Pil, ma adesso cosa succederà con la fine dei finanziamenti straordinari di questi anni? C’è stato un rafforzamento dell’apparato produttivo, una svolta nel modello energetico, un miglioramento del sistema sanitario, si è creata maggiore offerta di lavoro? Chiediamolo ai siciliani.

Ascoltiamo i bisogni reali

Noi come Cgil cerchiamo di ascoltarli e non dalla pancia dello scontato malcontento, ma dal punto di vista dei bisogni reali. Quel bisogno di sanità tradito dall’azione politica inadeguata, dall’imperare del malaffare e del degrado morale che antepone le clientele, gli interessi dei pochi, l’azione finalizzata alla costruzione delle fortune politiche, quando non economiche, agli interessi e ai bisogni delle persone.

Noi crediamo che ci voglia una vera svolta nella nostra regione e che la Sicilia sia pronta ad aprire una grande stagione di riscatto, sotto l’impulso anche dei giovani che chiedono partecipazione, cioè il sale della democrazia. I giovani che con la loro forza, freschezza, energia e tensione ideale possono essere il perno attorno a cui costruire una nuova stagione politica.

Ci vuole un progetto nuovo, ci vuole una nuova classe dirigente per promuoverlo, ci vuole una forte discontinuità e rottura rispetto all’oggi, per una nuova Sicilia non più subalterna a nessuno. Tirarsi fuori dalla subalternità al governo nazionale, continuamente dimostrata dal presidente Schifani, sarebbe già un grande passo avanti. Esiste un volto, una peculiarità, esistono dei punti di forza della nostra regione e delle debolezza da affrontare, che non possono più essere ostaggio di interessi nazionali, dei giochi di potere di una politica che dovrebbe avere l’umiltà di guardare bene cosa lascia per strada. Come sindacato non cessiamo di proporre elaborazione e proposta per contribuire ad affermare una nuova idea di Sicilia.

Il lavoro al centro

Il progetto che auspichiamo deve avere al centro il lavoro, la qualità del lavoro, il contrasto alle diseguaglianze e determinare un nuovo modello economico. Perché è assodato che qui il lavoro, anche quando c’è, è lavoro povero, con scarsa retribuzione e pochi diritti, causa la precarietà, l’irregolarità, l’applicazione dei contratti pirata. Deve avere al centro la transizione ecologica, digitale, energetica, un modello industriale più coerente con le nostre vocazioni , deve puntare a fare della Sicilia uno snodo nevralgico nel Mediterraneo, per economia, commerci, cultura, integrazione e dialogo tra popoli. Serve una riforma profonda dell’assetto istituzionale della regione che da ente esclusivamente di gestione delle risorse pubbliche devolva competenze e funzioni agli enti territoriali e assolva alla funzione di ente di programmazione e indirizzo.

Deve puntare alla piena legalità e trasparenza a partire da quella dell’azione politica. Sembrano utopie ma non lo sono, se anche il mondo dell’impresa guarda alle relazioni sindacali e alla qualità del lavoro con occhi nuovi tant’è che è aperto il negoziato sulla rappresentatività e sulla contrattazione, con la consapevolezza di quanto i contratti pirata danneggino anche le aziende sane oltre che i lavoratori, scaricando la loro negatività sull’intera economia.

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In Sicilia abbiamo costruito percorsi condivisi con il mondo della cooperazione e dell’artigianato e avviato un dialogo con Confindustria sui temi dell’energia. Il nostro auspicio è che la parte migliore della Sicilia, le forze democratiche e progressiste siano in grado di offrire un progetto di riscatto di questa terra, che si costruisce con la legittimazione di una forte partecipazione popolare, facendo massa critica nei confronti di una politica assolutamente sorda ai bisogni delle persone e induca il cambiamento. È questa la Sicilia per cui occorre battersi.

Alfio Mannino
Segretario generale Cgil Sicilia


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