Violentata e suicida 2 anni dopo alla Rupe Atenea: due a giudizio

Violentata e suicida 2 anni dopo alla Rupe Atenea: due a giudizio

La prima udienza è fissata per il 4 dicembre. La famiglia parte civile

AGRIGENTO – Avrebbero violentarono a turno una ragazzina di 15 anni, filmando lo stupro. Un dolore non sopportabile per la vittima delle violenze che due anni dopo si suicidò: Alice Schembri. Il giudice per l’udienza preliminare di Palermo, Marco Gaeta, ha disposto il rinvio a giudizio dei due presunti stupratori, che all’epoca dei fatti erano già maggiorenni, accusati di violenza sessuale di gruppo e produzione di materiale pedopornografico.

Il suicidio di Alice

Il corpo della ragazzina fu trovato alla Rupe Atenea di Agrigento, da dove si era lanciata nel vuoto. La prima udienza è stata fissata per il 4 dicembre davanti alla Prima sezione penale. Inizialmente era stata la Procura di Agrigento ad aprire un’inchiesta, poi archiviata, per istigazione al suicidio. Quando sono spuntati i video il fascicolo è passato alla Procura distrettuale palermitana, competente quando viene ipotizzato il reato di produzione di materiale pedopornografico. Il 18 maggio del 2017, a due anni dalla violenza, la vittima si lanciò nel vuoto dalla Rupe Atenea di Agrigento, il punto più alto della vecchia città di Akragas.

Il tragico gesto annunciato sui social

Un suicidio annunciato con un lungo e straziante post su Instragram: “…. nessuno di voi sa e saprà mai con cosa ho dovuto convivere da un periodo a questa parte .. Quello che mi è successo non poteva essere detto, io non potevo e questo segreto dentro di me mi sta divorando. Ho provato a conviverci e in alcuni momenti ci riuscivo così bene che me ne fregavo, ma dimenticarlo mai”. Uno struggente addio in cui la ragazza si chiedeva: “Perché devo sopportare tutti i momenti no? Che pur fregandomene, sono abbastanza stressanti, se anche quando tutto va bene e come dico io, il mio pensiero è sempre là? Non sono una persona che molla, una persona debole, io sono prepotente, voglio cadere sempre in piedi e voglio averla sempre vinta, ma questa volta non posso lottare perché non potrò averla vinta mai, come non posso continuare a vivere così, anzi a fingere così”.

Le indagini

La famiglia aveva presentato un primo esposto contro ignoti. Le indagini della squadra mobile di Agrigento non si sono fermate nonostante l’archiviazione. Ai quattro indagati si contesta di avere realizzato e prodotto materiale pedo-pornografico con una quindicenne costretta “con violenza e abuso” a subire i rapporti. Contestate anche le aggravanti di aver realizzato video con una minore di 16 anni e d’aver commesso “in più persone riunite”.

La tesi dell’accusa

Secondo i pm Luisa Bettiol e Giulia Amodeo della Procura di Palermo, i quattro agrigentini avrebbero abusato delle condizioni di inferiorità fisica e psichica della giovane che sarebbe stata sotto effetto dell’alcol. Avrebbero approfittato dell’allora quindicenne nonostante la giovane avesse pronunciato, e ripetuto, le frasi: “Non voglio”, “non posso”, “mi uccido”, “no ti prego .. mi sento male”. I genitori della ragazza, assistiti dall’avvocata Santina Nora Campo, si sono costituiti parte civile e si sono associati alla richiesta della procura di disporre il rinvio a giudizio. I difensori dei due imputati, gli avvocati Daniela Posante e Antonio Provenzani, avevano chiesto al giudice di emettere una sentenza di non luogo a procedere.


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