Cinque nuovi contagi da virus Nipah sono stati segnalati nello Stato indiano del Bengala occidentale, con il coinvolgimento anche di personale sanitario. Il cluster è stato ricondotto a casi registrati all’interno di una struttura sanitaria privata di Barasat. Il caso iniziale sarebbe un uomo deceduto prima che fossero disponibili gli esiti delle analisi di laboratorio.
Le autorità locali hanno disposto l’isolamento fiduciario per circa cento persone, mentre gli esperti invitano alla prudenza senza parlare di emergenza. Il patogeno, diffuso in alcune aree del Sud-est asiatico e considerato ad alto potenziale epidemico, è monitorato da tempo dall’Organizzazione mondiale della sanità.
Virus Nipah, cos’è e come si diffonde
Il virus Nipah è un agente infettivo di origine zoonotica, trasmesso all’uomo principalmente da animali. I principali serbatoi individuati sono i pipistrelli della frutta dei generi Pteroptus e Hipposideros e i maiali, ma nel tempo sono state rilevate infezioni anche in altre specie domestiche, come cani, gatti e cavalli.
Il contagio può avvenire inoltre attraverso il consumo di alimenti contaminati dai pipistrelli positivi, in particolar modo di origine vegetale provenienti da palme e alberi da frutto, oppure – più raramente – mediante trasmissione interumana. Quest’ultima modalità si verifica soprattutto in presenza di un contatto diretto con fluidi corporei, un’eventualità documentata in contesti familiari o sanitari.
Dai sintomi lievi all’encefalite
Il quadro clinico nell’uomo è variabile. Come riportato dall’Oms, l’infezione può decorrere senza sintomi oppure manifestarsi con forme respiratorie acute, crisi convulsive ed encefalite, talvolta con esito fatale. Nei pazienti sintomatici, l’esordio è spesso caratterizzato da febbre, cefalea, vomito, mal di gola e dolori muscolari.
Nei casi più complessi possono comparire vertigini, sonnolenza, alterazioni dello stato di coscienza e segni neurologici compatibili con un’encefalite acuta. Non mancano segnalazioni di polmonite atipica e insufficienza respiratoria grave, fino alla sindrome da distress respiratorio acuto. Quando l’encefalite evolve in forma severa, il peggioramento può essere rapido con progressione al coma nell’arco di 24–48 ore.
Virus Nipah, i dati su letalità e incubazione
La letalità associata al virus Nipah resta elevata. Le stime oscillano tra il 40% e il 75%, con ampie differenze legate al contesto del focolaio e all’efficienza dei sistemi di sorveglianza sanitaria. Il periodo di incubazione è generalmente compreso tra quattro giorni e due settimane, anche se sono stati descritti casi con tempi più lunghi, fino a 45 giorni.
La maggior parte dei pazienti guarisce senza esiti permanenti, ma chi sviluppa un’encefalite può andare incontro a disturbi neurologici persistenti. Sono state inoltre documentate recidive dell’infezione.
Nessun vaccino disponibile e cure solo di supporto
Attualmente non esistono vaccini né terapie antivirali specifiche contro il Nipah. Il trattamento è di supporto e mirato al controllo dei sintomi. I focolai si ripresentano ciclicamente da decenni in diversi Paesi del Sud-est asiatico, in particolare Bangladesh, India, Malesia e Singapore.
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