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Russo richiama la necessità di passare dagli annunci a una riforma concreta del sistema; Amato pone al centro la valorizzazione dei professionisti e la capacità di trattenerli nel Servizio sanitario. Ma trattenere i professionisti significa anche rendere economicamente più conveniente restare nel SSN. Così come da anni assistiamo alla fuga dei giovani verso territori e Paesi capaci di offrire migliori opportunità, dobbiamo cominciare a guardare allo stesso modo alla fuga di medici, infermieri e altri professionisti dal SSN verso il privato, l’estero o altre attività lavorative. Se non possiamo remunerarli ai livelli dei sistemi europei più competitivi, dove le retribuzioni possono arrivare a essere circa il doppio di quelle italiane, dobbiamo creare strumenti che consentano loro di aumentare legittimamente il reddito senza abbandonare il servizio pubblico. Una strada è superare la rigida separazione tra pubblico e privato accreditato, entrambi parte del SSR, consentendo al privato accreditato di acquistare prestazioni professionali dal pubblico e, viceversa, al pubblico di acquistare prestazioni e capacità produttiva dal privato, secondo regole trasparenti e controllate, simili per alcuni aspetti all’intramoenia. Non rapporti diretti e incontrollati, ma attività autorizzate, nel rispetto di riposi, limiti di lavoro e conflitti di interesse. Non possiamo bloccare opportunità utili per paura degli abusi: se tutto è tracciabile, trasparente, equo e controllato, il rischio va governato, non usato come motivo per vietare. Lo stesso approccio può aiutare a ridurre le liste d’attesa: in radiologia, ad esempio, si potrebbero integrare apparecchiature del privato accreditato, tecnici di radiologia e telerefertazione medica. Più possibilità di guadagno per chi sceglie di restare nel sistema, più integrazione tra pubblico e privato accreditato, maggiore capacità di risposta per il SSR e maggiore soddisfazione per i cittadini.

Mi sento di rassicurarla: sono apolide, considero l'essere 'appartenenti' incompatibile col libero pensiero, si figuri col giornalismo. Anzi - devo confessarlo - l'unica appartenenza è stata alla setta segreta delle arancine al burro, prima della dieta. Purtroppo, sono i fatti a essere ostinati (pensi un po', la citazione è anche di Lenin). Cordiali saluti.

In sostanza, qui si racconta di sfigati elettori di centrosinistra che ogni sera cenano. “Magari scrivono un post social contro Giorgia Meloni. Consultano sondaggi. Spulciano la messe dei candidati. Infine (esausti), si coricano e prendono sonno (quando ci riescono, viste le seratacce). Sognano. E sono sogni inquieti”. Infatti De Luca, Schifani e Galvagno si affastellano in un selfie, sconsigliato alle signore che allattano e ai lattanti, ma secondo l'autore (del pezzo) il selfie è impressionante solo per l'elettore e l'elettrice del campo largo. Ma il sogno si fa incubo. Un La Vardera currens con Iena ridens, ma non è lui la Iena, da Palazzo d'Orleans. E inesorabilmente la voce di Crisafulli con il suo “Cateno De Luca deve essere candidato a presidente della Regione siciliana” fa 90: fine del sogno e triste risveglio di questo veramente iellato personaggio. Ma se tutto questo fosse il sogno incoraggiante, ma anche un po' propaganda, sullo stato delle cose nel campo largo del bravo, apprezzato e spiritoso giornalista di centrodestra o di destracentro (non si vorrebbe sbagliare sulla sua appartenenza politica)?

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