"Non compro la punta"

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Se “in sanità il tempo non è mai una variabile neutra”, è lecito a un cittadino chiedere quanti anni occorreranno per ultimare quest'enorme lavoro in officina? Parliamo di fine lavoro in questo decennio o nel prossimo? Chi non è nato ieri o l'altro ieri cercherà di farcela anche con l'attuale Servizio sanitario e a voler essere realista potrà nel giro di mesi vedere altri uomini e altri partiti alla guida della Regione, quindi della sanità. Sennò... una prece

Mi chiedo: ma in quale manuale di diritto sta scritto che questi pip ( gente entrata in postazioni pubbliche senza concorso in barba a chi i titoli li aveva) devono essere fatti obbligatoriamente diventare 27ttini ufficiali ? Chi paga questo costo ? Poi ci si lamenta che i giovani preparati vadano via.

Russo richiama la necessità di passare dagli annunci a una riforma concreta del sistema; Amato pone al centro la valorizzazione dei professionisti e la capacità di trattenerli nel Servizio sanitario. Ma trattenere i professionisti significa anche rendere economicamente più conveniente restare nel SSN. Così come da anni assistiamo alla fuga dei giovani verso territori e Paesi capaci di offrire migliori opportunità, dobbiamo cominciare a guardare allo stesso modo alla fuga di medici, infermieri e altri professionisti dal SSN verso il privato, l’estero o altre attività lavorative. Se non possiamo remunerarli ai livelli dei sistemi europei più competitivi, dove le retribuzioni possono arrivare a essere circa il doppio di quelle italiane, dobbiamo creare strumenti che consentano loro di aumentare legittimamente il reddito senza abbandonare il servizio pubblico. Una strada è superare la rigida separazione tra pubblico e privato accreditato, entrambi parte del SSR, consentendo al privato accreditato di acquistare prestazioni professionali dal pubblico e, viceversa, al pubblico di acquistare prestazioni e capacità produttiva dal privato, secondo regole trasparenti e controllate, simili per alcuni aspetti all’intramoenia. Non rapporti diretti e incontrollati, ma attività autorizzate, nel rispetto di riposi, limiti di lavoro e conflitti di interesse. Non possiamo bloccare opportunità utili per paura degli abusi: se tutto è tracciabile, trasparente, equo e controllato, il rischio va governato, non usato come motivo per vietare. Lo stesso approccio può aiutare a ridurre le liste d’attesa: in radiologia, ad esempio, si potrebbero integrare apparecchiature del privato accreditato, tecnici di radiologia e telerefertazione medica. Più possibilità di guadagno per chi sceglie di restare nel sistema, più integrazione tra pubblico e privato accreditato, maggiore capacità di risposta per il SSR e maggiore soddisfazione per i cittadini.

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