PALERMO – Zamparini gongola e non può fare altrimenti. Il suo Palermo ha ritrovato gioco e punti, ma soprattutto ha trovato finalmente un Paulo Dybala pronto a mantenere le promesse di due anni fa, quelle stesse promesse che hanno spinto Zamparini a mettere mano al portafogli per portarlo in Sicilia dall’Argentina. Dodici milioni di euro tra stipendio, cartellino e commissioni varie (con un contenzioso ancora aperto) ma al netto delle prestazioni messe in campo dalla Joya sembra esserne valsa la pena. Il patron rosanero, ospite della trasmissione “Tiki Taka” in onda su Italia 1, non ha certo frenato l’entusiasmo per l’esplosione del suo gioiello: “Oggi Dybala vale più di 40 milioni – dichiara il numero uno del club di viale del Fante – ma spero di trovare un socio che venga a Palermo per portare i soldi utili a tenerlo. Noi siamo costretti a fare plusvalenze per non fallire. Senza plusvalenze il Palermo non pareggerebbe il bilancio, ci sono stipendi e tasse che ci mandano in passivo”.
Prezzo fissato dunque, però ad entusiasmare il presidente Zamparini sono i paragoni con gli altri big passati all’ombra di Monte Pellegrino: “Cavani l’hanno fischiato come han fatto con Pastore ed Hernandez, ma oggi gioca accanto al miglior giocatore del mondo che è Ibrahimovic. Tra due anni, però, il migliore al mondo sarà Dybala, che oggi è già il migliore attaccante in Italia. Tra due anni ne riparleremo”. Un’investitura importante, dunque, per il numero 9 rosanero, quella di miglior attaccante di un campionato che presenta tra gli altri giocatori del calibro di Higuain e Tevez. Proprio sul numero dieci della Juventus, Zamparini svela un retroscena: “Ho trattato Tevez da giovanissimo – ha ammesso il presidente del Palermo – sia lui che Aguero, ma sono andati in club più danarosi”. Smentito invece un interessamento nei confronti di Del Piero dopo il suo addio alla Juventus: “Mi sarebbe piaciuto moltissimo ma non penso che avrebbe voluto finire a Palermo. E’ andato in un’altra nazione ed ha fatto bene”.
Fuori dal rettangolo di gioco, con Zamparini non si può non parlare di esoneri. Un recordman della categoria, una lista infinita di allenatori cacciati e richiamati, per poi essere di nuovo mandati a casa. Il presidente del Palermo fa però una promessa: “Mi auguro di non esonerarne più nessuno, anche se qualcuno lo meritava”. E su Iachini, che quest’anno ha rischiato di vedersela brutta dopo la sconfitta di Empoli, Zamparini preferisce andarci cauto: “Con me rischiano tutti ma essendo più vecchio sono diventato più saggio. Credo comunque che Iachini rischi di meno”. Un sospiro di sollievo per il tecnico che ha portato il Palermo in massima serie dopo un anno di purgatorio in serie B. Una promozione che Zamparini rivendica con orgoglio, pensando alle sofferenze della tifoseria: “Ero sicuro che saremmo tornati in serie A. E’ il mio carattere, ho preso la situazione per le corna. Ero realmente preoccupato per i palermitani perché la A era il loro orgoglio e sono felice di avergliela ridata”.
Tra il serio e il faceto, Zamparini non le manda a dire quando l’argomento di discussione riguarda gli altri colleghi. Su tutti Massimo Ferrero, presidente della Sampdoria e personaggio mediatico principale di questa stagione calcistica: “Ferrero è spassoso. Dico che ha un gran culo (ride, ndr). È uno che arriva nel calcio senza capirne nulla, si ritrova un grande allenatore come Mihajlovic ed è terzo in classifica. L’unico pericolo che corre è quello di un delirio di onnipotenza”. Meno risate e qualche rimpianto in più quando si parla di Walter Sabatini, l’uomo che portò Pastore a Palermo: “È stato il più grande intenditore di calcio che abbia mai avuto – ha ammesso Zamparini -. È stato lui ad andare in Argentina, su mio mandato, a prendere Pastore. Mi ha detto che aveva tra le mani un fenomeno, gli risposi che se non me l’avesse portato l’avrei ammazzato”. Serietà e convinzione anche quando si parla di tattica: “Il 3-5-2 è difensivo, diventa un 5-3-2 contro squadre più forti e si rischia di prendere rete in contropiede”.
In chiusura, siparietto con Giampiero Mughini, opinionista fisso nelle trasmissioni sportive delle reti Mediaset, sulla qualità della vita di Palermo e della Sicilia: “A Palermo ci sono una qualità della vita e una cultura più alta, essendo stata una capitale durante il dominio arabo e normanno. Chi fugge dalla Sicilia lo fa per lavoro”. Espressione, quest’ultima, che ha scatenato il disappunto del giornalista di origini siciliane, a cui Zamparini ha prontamente ribattuto “difendendo” la sicilianità: “Io non vivo in Sicilia perché sono attaccato al Friuli che è la mia terra, ma un siciliano che non vuole stare in Sicilia non lo capisco. Io non condivido determinate cose ma non solo della Sicilia, penso anche ad altre culture superiori a quelle italiane come quella araba. Non capisco come possa preferirsi la cultura italiana che è in crisi”.

