Zona industriale, le richieste |di Confindustria per l'area

Zona industriale, le richieste |di Confindustria per l’area

Secondo gli industriali, la zona, anziché essere fiore all'occhiello, non attira, ma piuttosto respinge potenziali investitori, con il rischio che anche le attività insediate possano abbandonare il territorio.

pantano d'arci
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CATANIA – La zona industriale di Catania, agglomerato Pantano d’Arci, è la più estesa del Mezzogiorno d’Italia: 2000 ettari di terreni utilizzabili con 50 varchi d’accesso e un perimetro di oltre 30 km. Nell’area sono insediate circa 250 imprese che occupano oltre 10 mila dipendenti. Una vera e propria città nella città, che dovrebbe essere il fiore all’occhiello della Catania che produce, punto focale di attrattività e acceleratore di sviluppo. Invece, degrado, incuria e rifiuti, ancora oggi, fanno da cornice ad insediamenti industriali che sono l’eccellenza produttiva del territorio. Un’area insomma che non attira, ma piuttosto respinge potenziali investitori, con il rischio che anche le attività insediate possano abbandonare il territorio.

Quello delle imprese oggi è un appello alla normalità: la richiesta legittima ad operare in un contesto in cui siano garantite condizioni elementari per la permanenza e lo sviluppo delle attività produttive, per ridare fiducia agli imprenditori e agli investimenti. La questione zona industriale è strategica per il rilancio del sistema produttivo e deve tornare al centro dell’agenda dell’amministrazione comunale e degli altri soggetti che ne hanno reale competenza. L’intreccio delle responsabilità tra Irsap, Comune ed ex Provincia nell’area, non può più essere paravento all’inerzia e all’immobilismo: è urgente definire un piano organico di interventi capace di dare soluzioni immediate, individuando con certezza “chi deve fare cosa ed entro quali termini”. Chiediamo un’ assunzione di impegno, insomma, che ponga fine al rimpallo di responsabilità che continua a lasciare senza risposte gli imprenditori, che non possono più tollerare questa situazione.

INTERVENTI DI PRIMA NECESSITA’

Area industriale pulita

E’ ormai improcrastinabile la definizione di un piano integrato di interventi per migliorare e valorizzare l’agglomerato industriale sotto il profilo igienico, ambientale e della sicurezza delle infrastrutture. Chiediamo che vengano poste in atto azioni di bonifica delle aree a verde al fine di evitare i potenziali rischi di incendi e l’insalubrità dei luoghi, soprattutto lungo le strade attraversate dai canali, dove si trovano allocati gli stabilimenti e dove transitano visitatori e lavoratori. I soppressi consorzi Asi gestivano fra l’altro la viabilità e il verde all’interno dell’area. E’ fondamentale chiarire una volta per tutte il soggetto attuatore di tali interventi in modo da poter appostare in bilancio le somme necessarie a realizzare il servizio con sistematicità, senza dover ricorre all’improvvisazione o a scelte dettate dall’emergenza. Riteniamo che un’ azione immediata e coordinata possa essere realizzata in sinergia tra Irsap e Comune di Catania, con il coinvolgimento della Provincia e dell’Ente di sviluppo agricolo con il quale lo stesso Irsap aveva stipulato già il 24 settembre 2013 un protocollo d’intesa dal titolo “Aree industriali pulite” che purtroppo, evidentemente, non ha prodotto alcun risultato. Non si comprende inoltre perché l’amministrazione comunale dovrebbe continuare ad esercitare il suo potere impositivo sulle imprese, riscuotendo regolarmente e Imu e Tari, se, per contro, sostiene di non avere “competenza”nell’area. Fondamentale è quindi la realizzazione immediata del servizio di nettezza urbana con un’azione capillare di spazzamento delle strade di accesso agli stabilimenti e il posizionamento di box di raccolta dei rifiuti urbani riciclabili (vetro, plastica, ecc.) per mitigare il degrado ambientale dell’area che è sotto gli occhi di tutti.

Tassa sui rifiuti o prelievo coatto a carico delle imprese?

Sulla Tari bisogna come già sottolineato in altre sedi fare chiarezza e pervenire alla definizione di un regime fiscale equo ed economicamente sostenibile. In alcuni agglomerati, come evidenziato sopra, non esiste un servizio di nettezza urbana, in altri, il servizio non è reso adeguatamente né per frequenza né per capillarità. A ciò si aggiunge la evidente mancanza di un servizio di spazzamento periodico delle strade. A fronte di ciò, già ieri con la Tarsu e oggi con la Tari, grava sulle imprese catanesi una tassazione pesante che, in uno all’Imu, rende la pressione fiscale locale insostenibile. Nel rispetto della normativa subentrata con il federalismo fiscale, chiediamo che il tributo gravante sulle imprese venga drasticamente ridotto rispetto agli attuali valori, in modo da tenere conto della circostanza che gli stabilimenti industriali producono e smaltiscono, già a proprie spese, la gran parte dei rifiuti, cosiddetti speciali, derivanti dal ciclo produttivo.

Strade, viabilità, illuminazione e segnaletica

Le strade che attraversano l’area sono per la maggior parte prive di asfalto con buche che in mancanza di una manutenzione periodica e continuativa sono diventate rischiose voragini, peggiorate dal continuo passaggio dei mezzi pesanti. Lo abbiamo più volte sottolineato e più volte la questione è rimasta aperta per assenza di governance. Non è più tollerabile non trovare o non voler trovare il soggetto attuatore di interventi importanti che oltre al decoro della zona, interessano anche la sicurezza della collettività. Anche lo stato carente dell’illuminazione è una criticità impellente da risolvere per consentire la percorribilità in sicurezza della zona e per l’individuazione degli stabilimenti produttivi insediati. Contestualmente, occorre intervenire sulla toponomastica: molti dei cartelli segnaletici risalgono alla gestione ex Asi e ad una geografia industriale e stradale oggi non più rispondente alla configurazione attuale, per cui è davvero “un’ impresa” raggiungere i siti produttivi.

Rete idrica e riassetto delle reti di scolo

Gli allagamenti nella zona di Pantano d’Arci che continuano a replicarsi in occasione di eventi meteorici più o meno intensi, non sono solo un danno all’immagine della Catania che produce, ma un costante e reale pericolo ai danni di persone e imprese, che non ammette più rinvii motivati da mancanza di risorse o, ancor peggio, ritardi per negligenza. In questa sede, chiediamo con fermezza progettualità e programmi da realizzare secondo un preciso cronogramma: adeguamento e sostituzione delle condotte vetuste che convogliano le acque dalla stazione di pompaggio al depuratore, il cui corretto funzionamento è garanzia vitale per la salubrità dell’ambiente; riassetto delle reti scolanti e di deflusso delle acque piovane e dei reflui di superficie, con opere di manutenzione e rafforzamento degli argini dei canali di drenaggio, in particolare “Pantano” e “Arci”; gestione delle acque potabili e razionalizzazione della rete dei reflui industriali da realizzare in sinergia con i soggetti gestori del servizio idrico e fognario.

Sull’assetto idrogeologico è necessario intervenire con una visione globale che sia proiettata allo sviluppo futuro dell’intera zona Sud della città. Qui possono e devono convivere, con pari dignità, le esigenze delle attività industriali esistenti e quelle degli insediamenti turistico- balneari, che sono anch’essi preziosa risorsa in termini di valore aggiunto per il territorio. Per questo è importante che si possa ovviare all’attuale frammentazione delle competenze ricorrendo all’istituzione di un’Autorità unica in grado di coordinare gli interventi delle istituzioni e degli enti interessati e quindi reperire le necessarie risorse.

Sicurezza

E’ uno dei nodi dolenti che mette quotidianamente a rischio imprese e lavoratori. Il tema sicurezza all’interno dell’agglomerato industriale è stato al centro di innumerevoli incontri istituzionali e delle conferenze di servizio promosse dalla Prefettura. In tali sedi abbiamo rimesso all’attenzione dei soggetti coinvolti suggerimenti e proposte per rafforzare il controllo dell’area, anche attraverso il coinvolgimento delle imprese di vigilanza associate al sistema Confindustria, purtroppo senza alcun risultato. L’acuirsi di danneggiamenti e furti nella zona, che diventa ogni giorno più insicura, richiede un piano d’azione immediato in sinergia con tutte le forze dell’ordine e un rafforzamento dei sistemi di security anche attraverso una ricognizione del numero e della effettiva funzionalità delle telecamere installate nei punti nevralgici dell’area. Ad aggravare il quadro, anche la recente chiusura del distaccamento dei vigili del fuoco e, nonostante le pressanti richieste delle aziende, la mancata riattivazione di un presidio di pronto soccorso, indispensabile in un area che ospita oltre 10 mila lavoratori.

Sbloccare le opere nel cassetto

La riqualificazione dell’area industriale di Catania passa anche attraverso la concreta realizzazione di un piano di opere pubbliche a cura dell’Irsap. Non vogliamo dispendiose e inutili cattedrali nel deserto, ma interventi che possano garantire il semplice diritto a fare impresa. Riteniamo che le misure da realizzare a valere sul Po Fesr 2007 -2013, i cui decreti di finanziamento sono stati annunciati come imminenti già nel giugno del 2013 e più precisamente: riqualificazione degli impianti di pubblica illuminazione (euro 1.745.796,91); riqualificazione dei tratti principali delle reti idriche potabili ed industriali (euro 4.958.817,00); riqualificazione della rete viaria (euro 2.303.716,80), non siano ulteriormente differibili. Purtroppo, ad oggi, nessuno di questi interventi ha ancora visto la luce. E non si può pensare di fare reale manutenzione ordinaria, che per le aree industriali è fondamentale, con i pochi euro stanziati nel bilancio di previsione dell’Irsap.

 

 

 


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