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Sicilfiat destinata alla riconversione
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Produrre cabine per i trattori a marchio Cnh. È questo il futuro ipotizzato da Fiat per lo stabilimento di Termini Imerese, un impianto più volte definito dall’amministratore delegato del Lingotto, Sergio Marchionne, come “troppo piccolo e con costi troppo alti”. Ora la conferma: dal 2011, con la Ypsilon a fine corsa, la fabbrica siciliana sarà riconvertita (forse: la soluzione andrà trovata con Palazzo Chigi e confederazioni). Di sicuro, da lì non usciranno più auto.

Al momento, l’argomento è oggetto di un tavolo di trattativa fra azienda, esecutivo e rappresentanti sindacali, ma gli addetti ai lavori, secondo cui l’impianto siciliano continuerà a produrre per altri sei mesi oltre alla data fissata, parlano proprio della possibilità che da Termini escano pezzi da destinare all’assemblaggio finale nei stabilimenti del gruppo di Imola e Jesi. Ipotesi che non piace né ai sindacati né al governo regionale. “La posizione della Regione sulla questione Fiat è chiara – ha detto Marco Venturi, assessore all’industria, intervenendo all’XI congresso provinciale della Uilm Palermo -: per noi è fondamentale che Fiat resti a Termini Imerese. Ma è altrettanto importante che lo faccia decidendo di produrre vetture, magari puntando su quelle ecologiche”. Venturi, quindi, ha precisato: “Non ci interessa molto una ipotesi di riconversione che punti all’assemblaggio. Abbiamo messo a disposizione ingenti risorse, oltre 400 milioni, l’Ars (Assemblea regionale siciliana, ndr) ha varato la legge sul credito di imposta”.

Dello stesso avviso il presidente dell’Ars, Francesco Cascio, che ha dichiarato: “È tramontata la speranza che ancora una volta fosse possibile salvare lo stabilimento Fiat di Termini Imerese, mettendo sul piatto una bella fetta di soldi della Regione. È mio auspicio che le risorse pubbliche possano essere utilizzate a seguito di una trattativa con pari dignità tra le parti. Non considero prioritario prolungare un’agonia; ritengo strategico investire risorse regionali, anche con grandi partner, ma con una stella polare: sviluppo vero e duraturo”.

Adesso non resta che aspettare che Fiat presenti il piano industriale (cosa che, secondo alcuni rumor, dovrebbe avvenire entro fine mese, in un tavolo con Governo e Cgil, Cisl e Uil). “Solo dopo – ha aggiunto Venturi – potremo valutare e prendere in considerazione eventuali alternative. Noi però puntiamo sull’industria torinese”. Ma un fatto è intanto certo: la sottoutilizzazione degli impianti. Basti pensare che quest’anno i cinque stabilimenti Mirafiori, Cassino, Melfi, Pomigliano e Termini Imerese hanno prodotto, insieme, circa 645mila vetture, impegnando 21.900 persone. La loro capacità produttiva complessiva è di un milione e trecento mila vetture: oltre il doppio, dunque di quanto hanno effettivamente assemblato nel 2009. Una forbice insostenibile per il Lingotto che più volte ha annunciato l’intenzione di ridimensionare la produzione. E i due stabilimenti a rischio sono sempre gli stessi: Termini Imerese, nel Palermiano, e quello campano di Pomigliano. Anche se, ha fatto sapere Marchionne, che “già senza Termini la capacità produttiva nazionale scenderà del 15%: livello ancora non ottimale ma gestibile”.

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