Sotto lo sguardo di una città inerte, si compie l’omicidio della Gesip. Il colpo di pugnale l’ha inferto la politica, ma l’indifferenza è tutta di Palermo. Non parliamo della Gesip come sigla impersonale, il cui destino andrebbe rimodulato secondo un progetto di economia e umanità. Scriviamo dei ragazzi che lavorano dentro quella definizione che qui e altrove sono stati insultati e vilipesi, oltre i loro demeriti. La critica bruciante: la Gesip è un carrozzone inutile. Non è vero. Offre servizi alla comunità. Un altro discorso si mette in campo quando si dice – a ragione – che il rapporto di domanda e offerta dovrebbe essere strutturato su parametri più efficaci e convenienti. Tuttavia, i disagi quando manca la Gesip, si avvertono. Si toccano con mano, nonostante comici piani straordinari che per loro stessa natura mai potranno diventare ordinari.
Quello che risulta più inaccettabile è il cinismo di molti. Il degrado di Palermo non si scioglie mai nella solidarietà tra i poveri. I disoccupati, per esempio, ce l’hanno con i ragazzi della Gesip e li disprezzano alla stregua di privilegiati, di raccomandati delle scorciatoie dei politicanti. E magari lo saranno pure (non tutti). Una domanda: esiste qualcuno a nel perimetro urbano che non abbia mai chiesto una grazia al potente di turno? Si faccia avanti e scagli la sua pietra, se crede. Altra interrogazione: la disperazione di chi potrebbe trovarsi sul lastrico sanerà i guai degli ultimi? Morta la Gesip, un posto magicamente disceso dal cielo si renderà forse disponibile per gli altri che hanno le loro bocche da sfamare? Il figlio del dottore accetterebbe un impiego al cimitero? Non è la guerra tra i sudditi a ingrassare la pancia del re?
Abbiamo sempre detto che la protesta violenta è logicamente inaccettabile e denunceremo gli eccessi. Ma vorremmo che ci fosse più attenzione e più amicizia per i ragazzi della Gesip. La tristezza del vicino di banco, nella scuola della miseria, non deve muovere la leva del rancore reciproco, dietro la maschera di una scellerata allegria da naufragio.

