Il sogno di ogni uomo è cercare di creare intorno a sé il migliore dei mondi possibili. Ernesto Petrolà ci è riuscito, pensando e creando dal nulla “Stasera che sera”, il primo e unico talent show musicale siciliano, che ha da poco concluso la sua seconda edizione incoronando come vincitori il quartetto dai suoni un po’ vintage e un po’ swing dei Radioflores, premiati dal consigliere provinciale Antonio Riini e dal deputato regionale Alessandro Aricò. Una piccola isola felice nel panorama televisivo, dove tutto fa musica, suona, canta o batte il tempo.
Quando si entra nello studio dove si registra “Stasera che sera”, al Bier Garten in viale Regione Siciliana, ci si sente improvvisamente circondati da un clima positivo. Il padrone della trasmissione, Ernesto appunto, ti accoglie come se fossi il migliore e il più atteso dei suoi amici. Con orgoglio ti presenta lo staff – in primis la sua co-conduttrice Alice Cerchia -, ti mostra il dietro le quinte, ti fa ascoltare la sigla-tormentone del programma e ti racconta di quanto ha faticato per trovare una location adatta a un programma televisivo che possiede una sua imponenza.
Sembra di stare a metà fra un sogno e il set di un film. Si capisce così che la separazione tra l’uomo di spettacolo e l’uomo nella vita è sottilissima. Per cui i suoi tic, il suo modo di parlare (velocissimo), i suoi atteggiamenti che lo hanno reso una promessa del panorama televisivo siciliano, sono in realtà delle caratteristiche che lui conserva nella vita. Quando poi lo vedi camminare, diventa chiaro che la sua dimensione naturale è il palco. Passando un po’ di ore con Ernesto Petrolà, ti accorgi che questo ragazzone ha veramente in sé qualcosa di speciale: l’energia. Un energia da fanatico, da pazzo, da genio della comunicazione, da miracolato da madre natura. La parola perfetta per descrivere cosa possiede è una sola: carisma. Caratteristica che tanti altri non hanno e che qualcuno gli invidia. Ma lui è superiore a tutto questo.
Petrolà, è necessario un bilancio finale di questa seconda edizione di “Stasera che sera”. Che voto vuole darsi e perché?
“Mi do otto: per l’impegno e per la riuscita. Era difficile ripercorrere il successo dello scorso anno, basato sulla semplicità, anche scenografica. Ho rischiato, ma dovevo crescere. Inizialmente avevo paura, ma mi sono salvato dimenticando tutto quello che mi consigliava la gente”.
Si aspettava che vincesse una musica vintage come quella dei Radioflores?
“Se fossero rimasti in gara le Frequenze retrò, mi sarei aspettato una loro vittoria. Alla fine credevo che vincessero i Malia. La vittoria dei Radiofloires è stata una sorpresa e sono contento, perché sono degli ottimi artisti”.
Paradossalmente lei, arrivando alla seconda edizione del suo show, ha battuto un record. Pochissime trasmissioni tv locali arrivano a fare un secondo “giro di valzer”. La sua probabilmente arriverà al terzo. Ma è così difficile fare televisione in Sicilia?
“Per fare tv in Sicilia devi essere imprenditore di te stesso. Se non hai una televisione che ti sponsorizza c’è poco da fare. Io ho avuto la fortuna che molte tv hanno creduto in me. Devi essere quindi contemporaneamente artista, scenografo e agente di commercio. Per fare una trasmissione come “Stasera che sera” devi avere pazienza e calma”.
Quando conduce, si immedesima un po’ nei concorrenti della trasmissione?
“Sì, sempre, perché prima di selezionarli per la tv ho un metro di valutazione severo. Studio la loro storia, vado ad ascoltarli nei locali e li consiglio artisticamente. Quando poi entrano in gara, tutti diventano artisticamente miei figli. Per questo motivo spesso mi scontro con i giurati pere difenderli”.
A proposito, ciliegina sulla torta di “Stasera che sera” sono spesso i giurati. Polemici, buffi, a volte eccessivamente cattivi. Se fosse un cantante, si farebbe valutare da persone così?
“Forse temerei e avrei fastidio per un giudizio di Vassily Sortino, che non sempre è a mio avviso quadrato. Un giudizio di uno speaker radiofonico è figlio dell’esibizione, quello di Vassily, da giornalista, va sempre oltre. Tiene conto dell’abbigliamento o di come l’artista ha affrontato la telecamera. Lui mi mette paura. Ma se sai entrare nelle sue grazie, sei salvo”.
Che pubblico è quello che guarda “Stasera che sera”?
“Per nostra fortuna è trasversale. In prima serata ci guarda la zia, la nonna e la mamma che prova affetto per i cantanti. Poi c’è il musicista e il cantante che ha un ottimo parere della musica che fa questo talent. Da questo punto di vista devo ringraziare la band, ovvero Simone Ferrara e i Grooviera. Quest’anno poi abbiamo acchiappato un pubblico di classe mediamente più alta e ne sono particolarmente felice”.
Quale cantante noto ti piacerebbe avere come concorrente della prossima edizione?
“Se fossero sconosciuti, Tiziano Ferro e Jovanotti, perché sono due persone che scrivono bene musica. Il primo è ermetico, il secondo è un poeta”.
E adesso cosa frulla nella testa di Ernesto?
“L’idea di crescere artisticamente, trasformando ‘Stasera che sera’ in un varietà di qualità Mi piacerebbe aggiungere accenni di teatro, perfezionare il canto e scoprire talenti. Mi piace la mia vena di talent scout. Sono disposto a firmare un contratto a vita pur di scoprire qualcuno, anche pagato zero euro”.

