PALERMO- Non si sputa, ragazzi. Non si danno calci all’impazzata. Esistono molti modi per contestare, dal presidente Zamparini al presidente Obama. Lo sputo, nella sua semplice idiozia salivare, è un’ammissione di impotenza. Non ho parole per dirtelo. Perciò: sput. Di conseguenza, coloro che hanno circondato oggi la macchina di Zampa, inveendo nel modo descritto, sono tifosi indegni.
A prescindere dalla questione di principio che è sempre valevole, come le vecchie partite della vecchia Coppa Campioni, Maurizio Zamparini non merita di ricevere sputi. D’accordo, la stagione del Palermo sta finendo a peripatetiche, soprattutto per le responsabilità di un numero uno che ha sbagliato tutto, proprio tutto – se si potesse dire e non si può – tuttissimo.
Ma se siamo qui a soffrire per una serie A fortemente in bilico, possiamo permetterci il lusso di farlo grazie a lui, l’Odiato Zamparinik, il vendicatore-esoneratore di allenatori. Mica ci ha condotto lassù perché è un filantropo. C’erano interessi e denari. Però qui sosteniamo il punto (e non sputate). Maurizio il friuliano ha amato Palermo.
Certo, è stato un rapporto col caschetto coloniale, vissuto da un personaggio carismatico che si è trovato benissimo all’inizio, con i buoni selvaggi digiuni di pallone. Nella notte del volo con la Triestina, Zamparinik avrebbe potuto chiedere tutto e tutto gli sarebbe stato concesso. Altro che la poltrona di sindaco, lo scettro di imperatore gli avremmo recato in mano!
Invece, l’amore è finito. Ha sbagliato porta per disperarsi in un lancinante autogol. Il re si è stancato, capita prima o poi. Il popolo ha desiderato di più, scordandosi del meno. Nella storia sportiva rosanero, che forse si sta consumando, bruciano due follie contrapposte. Brucia la noia di un sovrano che si è stancato del gioco. Arde la rabbia dei sudditi che hanno preteso il massimo, come se fosse un diritto per una delle città più povere e più abbandonate dell’Occidente avere una squadra in paradiso.
Sì l’amore è finito. E se proprio dovete, che siano lacrime. Sputi mai più.
