PALERMO – Commesso giudiziario alla Procura della Repubblica e talpa. Così gli investigatori descrissero Feliciano Leto. L’ex Pip è stato condannato anche in appello, ma la pena è stata diminuita di otto mesi e scende a 4 anni. L’interdizione dai pubblici uffici da perpetua diventa temporanea.
La sentenza è stata emessa ieri, martedì 1 aprile, dalla prima sezione della Corte di appello di Palermo presieduta da Adriana Piras. Leto era imputato per avere passato informazioni riservate su indagini in corso e apprese consultando i fascicoli dei pubblici ministeri.
Di “aiuto concretamente idoneo ad eludere le investigazioni” e “condotta sorretta da coscienza e volontà” avevano parlato i giudici nella motivazione di condanna di primo grado.
Invece di assumere un atteggiamento collaborativo Leto “ha dimostrato di non avere compreso il disvalore penale della condotta perpetrata sminuendo l’importanza della stessa”.
Il commesso, addetto al trasporto dei fascicoli delle segreterie dei pm, avrebbe consultato i procedimenti, fotografato e diffuso in maniera illecita atti coperti dal segreto istruttorio.
La fuga di notizie avrebbe danneggiato alcune inchieste. Indagini su rapine a mano armata, traffico di armi, corruzione e falso. A confermare i sospetti sarebbe stato un spyware installato nel cellulare che ha registrato ogni mossa di Leto.
Al Riesame era caduta l’ipotesi che Leto avesse favorito Luigi Abbate, boss della Kalsa, detto “Gino u mitra”. “Ci sono proroghe, continue proroghe, intercettazioni, tu hai il telefono sotto controllo”, diceva ad esempio il commesso giudiziario a un indagato per corruzione.

