PALERMO – Ogni vota che si indaga su una pedina, certa o presunta, della rete di Matteo Messina Denaro salta fuori un volto noto. La storia dell’avvocato Antonio Messina, arrestato per mafia dai carabinieri del Ros, non sfugge alla regola.
I rapporti con Errante Parrino
L’ultima volta che il suo nome è stato accostato al padrino di Castelvetrano era il 27 gennaio scorso, giorno dell’arresto di Paolo Aurelio Errante Parrino, 77 anni, considerato il referente degli uomini di Matteo Messina Denaro in Lombardia. È cugino del padrino deceduto.
La Cassazione aveva respinto il suo ricorso contro la decisione del Riesame che lo aveva rimesso in libertà nell’ambito dell’indagine Hydra, rendendo esecutivo il provvedimento di carcerazione. Al momento dell’arresto Errante Parrino stava entrando all’ospedale di Magenta, vicino Milano. L’inchiesta è quella della Procura di Milano sull’esistenza in Lombardia di un “patto” tra mafia, ‘ndrangheta e camorra.
Matteo Messina Denaro per anni è stato una presenza costante nei dialoghi fra i siciliani che sono andati a vivere nel Nord Italia. Le informative dei carabinieri sul “sistema mafioso” hanno tracciato la storia di un legame forte.
L’incontro a Peschiera Borromeo
Paolo Errante Parrino, nato a Castelvetrano, si è trasferito ad Abbiategrasso. Gli investigatori hanno ricostruito una stagione di contatti e summit. Il 05 marzo 2017 a Peschiera Borromeo, sempre nel Milanese, si sono dati appuntamento Giuseppe Fidanzati e l’avvocato Antonio Messina. Il primo è uno dei figli di Gaetano, boss deceduto del rione Acquasanta di Palermo, che ha scontato una lunga condanna per droga.
Anche Messina, massone in sonno, è stato condannato per traffico internazionale di droga. Nei loro dialoghi facevano riferimento ad un “ragazzo” di Castelvetrano, identificato in Francesco Guttadauro, nipote del cuore di Matteo Messina Denaro. È il figlio della sorella Rosalia e di Filippo Gutadauro.
Fidanzati raccontava di un incontro avvenuto alla stazione di Trapani con “Iddu” (lui ndr) che si era fatto accompagnare a bordo di una Mercedes da un certo “Mimmu”. Non è chiaro se “Iddu” sia riferito a Guttadauro o, come invece sospettarono gli investigatori, a Messina Denaro.
Siciliani in Lombardia
Discutevano di affari da sviluppare in zona. Nella bassa provincia milanese, tra Legnano e Abbiategrasso, si è insediata da anni una comunità di castelvetranesi, fra cui Paolo Errante Parrino. Facevano capo ad un’associazione che ufficialmente organizzava eventi e attività ludiche ed era presieduta dall’avvocato Giovanni Bosco.
Lo scorso aprile Bosco ha accusato un malore ed è morto all’ospedale di Magenta. Era tra i quattro arrestati nell’inchiesta milanese su un sistema di bancarotte, frodi fiscali e riciclaggio. La moglie di Errante Parrino è Antonina Bosco. I Bosco sono cugini di Gaspare Como, sposato con Bice, altra sorelle di Messina Denaro.
Lutto a casa Messina Denaro
Nel marzo 2021 la famiglia del latitante fu segnata da un grave lutto. Gaspare Allegra, 37 anni, nipote dell’allora latitante (è figlio della sorella Giovanna) morì durante una gita sulle montagne che circondano il lago di Como. Faceva l’avvocato e collaborava con lo studio legale di Bosco.
Nel portafogli dello zio Matteo, il giorno dell’arresto davanti alla clinica “La Maddalena di Palermo”, c’era una foto del nipote deceduto. Errante Parrino prima organizzò la camera ardente e il trasferimento della salma a Castelvetrano, poi venne in Sicilia. “Sto facendo il mio dovere”, rispondeva così Errante Parrino a chi lo ringraziava.
Il 30 novembre successivo sul telefonino di Errante Parrino furono inviati via Whatsapp i documenti di Vito Panicola, figlio di Vincenzo e della quarta sorella di Matteo Messina Denaro, Patrizia. Il giovane cercava lavoro e voleva trasferirsi a Vigevano (la città dove allora era detenuta la madre).
Entrambi i genitori sono stati condannati per mafia, la donna è ancora in carcere. Finirà di scontare la pena fra un paio di anni. Le trasferte di Errante Parrino a Castelvetrano si sono ripetute. Faceva visita alle sorelle, ma anche alla madre del latitante Lorenza Santangelo.
Scontro in terra lombarda
Nel 2021 ci fu un duro scontro fra alcuni siciliani trapiantati in Lomabardia e i Pace di Trapani, inseriti, secondo la Procura di Milano, nel “sistema illecito degli affari”. Questioni di investimenti e di soldi mai restituiti. Per dirimere la faccenda sarebbe stato chiesto l’intervento di Matteo Messina Denaro.
L’ambasciata sarebbe arrivata tramite Paolo Errante Parrino e l’avvocato Messina. Quest’ultimo è stato pedinato durante una serie di incontri al bar San Vito di Campobello di Mazzara. Non è un locale qualunque, visto che si trova di fronte all’ingresso di via Cb31, la strada della casa in cui ha vissuto il latitante prima di essere arrestato.
“Gli incontri, soprattutto quelli ai quali ha partecipato Messina Antonio, a pochi metri dal covo assumono dopo la sua cattura – annotarono gli investigatori – un rilievo investigativo di primo piano, anche alla luce delle pregresse acquisizioni tecniche, che confermano come Matteo Messina Denaro fosse informato circa le operazioni finanziarie gestite dal sistema mafioso lombardo, tramite Paolo Errante Parrino”.
“Lo ha saputo pure lui, Messina Denaro”, diceva uno degli indagati, facendo riferimento allo Zio. Per tutti, a Milano, Errante Parrino era “lo zio Paolo”.
Le case di Messina perquisite
Dopo l’arreso del capomafia sono saltati fuori i pizzini e lettere che il padrino si scambiava con l’amante Laura Bonafede. Ce l’avevano a morte con “Solimano” che la stessa maestra, facendo dichiarazioni spontanee nel suo processo, ha svelato essere l’avvocato Messina.
Tra le tante case perquisite dagli investigatori subito dopo la cattura del latitante c’è anche quella dell’ex legale (nel frattempo radiato dall’ordine professionale), in via Selinunte, a Castelvetrano. L’immobile si triva di fronte alla casa di Salvatore Messina Denaro, fratello del boss, tornato in libertà dopo avere scontato al condanna per mafia. Aveva preso in mano le redini della famiglia di Castelvetrabo.
Perquisite anche l’abitazione estiva di Messina, a Torretta Granitola, sul litorale di Mazara del Vallo, vicino al Cnr, e un altro immobile in via Galileo Galilei, a Campobello di Mazara. Di case, però, ce ne sono altre.
Agli atti dell’ultima inchiesta, quella sfociata nell’arresto di Messina, ci sono anche le dichiarazioni di Calogero John Luppino, imprenditore campobellese nel settore delle scommesse sportive condannato a 18 anni per mafia.
John Luppino e l’avvocato Messina
Interrogato il 22 dicembre 2024 Luppino ha raccontato dei suoi rapporti con l’avvocato Messina. In particolare ha detto di averlo aiutato economicamente “accogliendo favorevolmente una sua proposta di avvio di un’attività di giochi e scommesse a Bologna”. Siamo nel 2016 nel periodo successivo alla scarcerazione di Messina. Milano e Bologna sono le due città su cui si concentra il lavoro del procuratore Maurizio de Lucia e dell’aggiunto Paolo Guido.

