C’è una parte di Palermo che detesta lo Zen, che pratica il razzismo quotidiano, che non si limita – come è sacrosanto – a condannare con durezza la violenza, ma fa di tutta l’erba un pregiudizio.
Cattivi pensieri e brutti sentimenti, nell’epoca corrente, non si nascondono più, anzi si mostrano con orgoglio, per un malriposto concetto di ‘verità’. Un giro panoramico sui social mostra lo scenario che abbiamo appena descritto.
C’è una parte di Palermo sinceramente affezionata alle tante persone oneste che vivono in ostaggio nel quartiere, prigioniere della paura. Che vuole bene allo Zen, perché il bene lo vede, nonostante il degrado, i disagi e l’assenza di ogni gancio per una condizione migliore: non c’è il cosiddetto ‘ascensore sociale’, ma non ci sono nemmeno le scale, neanche la corda per arrampicarsi.
A questa fazione indomita, con tanti esempi luminosi, a cominciare dall’arcivescovo di Palermo, sentiamo di appartenere. Il nostro focus sullo Zen nasce dalla necessità di non isolare con il silenzio un contesto bisognoso di comunicazione perenne, oltre le urgenze della cronaca.
Non ci piacciono, invece, certi volontari dell’esibizionismo, sempre pronti ad accorrere per scattare il selfie. Apprezziamo senza riserve il lavoro dei volontari veri, ogni giorno impegnati sul campo, e sentiamo di abbracciarli con gratitudine.
Da giorni, dopo gli spari contro la parrocchia e altre violenze assortite, la politica ha ‘riscoperto’ lo Zen, inondando di note apprensive le redazioni dei giornali. La politica sarà, ovviamente, in prima fila nella Messa che verrà celebrata, oggi, dall’arcivescovo Lorefice, nella parrocchia di San Filippo Neri.
Un rimarchevole segno di interesse a cui ci permettiamo di apporre due umili postille. La politica è credibile se rinuncia alle sue penombre e cerca il consenso sulla base delle libere opinioni, scansando tentazioni come mezzucci, specialmente nei quartieri contrassegnati dal disagio. La politica è utile se alle parole fa seguire i fatti. Altrimenti costruisce soltanto scintillanti, quanto effimere, fiere della vanità.
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