Sono undici anni con te, oltre al resto. Prima con la tua presenza fisica, come si dice quando si celebra un’assenza, con le tue risate e con le tue ‘cazziate’. Poi con un ‘assente’ che è presente, ogni giorno, ogni ora, ogni minuto.
Perché, caro Ciccio, è innegabile: tutte le volte che si fa qualcosa, per orientarsi, si pensa a cosa avresti detto tu. Sono undici anni da quando tu, Francesco Foresta, fondatore e primo direttore, motore immobile di questo giornale, di LiveSicilia.it, ci hai preso in giro solennemente. Ci hanno detto che sei morto, undici anni fa, eppure spunti ovunque.
Soprattutto spunti – e ci sei – nelle parole dei tuoi ‘ragazzi’ che, adesso, magari, lo sono un po’ di meno. Ma non hanno perso il coraggioso entusiasmo di questo mestiere, della strada sulla quale ci hai portato, prima di decollare. E ti immagino che ridi, che mi sfotti, mentre scrivo: “Pupetto, sei sempre il solito sentimentale”.
Però tu sei sempre stato il primo a raccontarci, senza dircelo, che non si può essere giornalisti senza sentimenti, senza la passione civile e privata, senza la necessità di tornare a casa stanchi, accompagnati da una sensazione di esausta dignità. Si sbaglia, si azzecca, non dimenticando la vita che affronti, nella necessità di raccontare tutto, non dimenticando (mai) le persone.
Non ti abbiamo dimenticato, carissimo Ciccio, come avremmo potuto? Tu sei qui nell’accensione del computer di mattina all’alba, nelle dita che toccano la tastiera, nei pensieri che organizzano la scrittura. No, non siamo più ragazzi. Tu, invece, sei rimasto uguale alla tua bellissima giovinezza. Sei e sarai eterno, come il tuo sorriso.

