È morto Franco Amoroso, 60 anni, il paziente oncologico ripreso mentre giaceva sul pavimento della sala d’attesa del pronto soccorso dell’ospedale di Senigallia.
L’uomo, affetto da una patologia tumorale, era diventato noto a livello nazionale dopo la diffusione di un’immagine che lo ritraeva disteso a terra su una coperta, con accanto la sacca del catetere, durante una lunga permanenza nel reparto di emergenza.
Otto ore di attesa senza barella
Circa dieci giorni prima del decesso, Amoroso si era presentato al pronto soccorso accompagnato dalla moglie, Cecilia. Secondo quanto ricostruito, aveva atteso per circa otto ore senza che gli fosse assegnata una barella. Il protrarsi dell’attesa e l’intensificarsi dei dolori lo avevano costretto a sdraiarsi sul pavimento, in assenza di una barella disponibile.
La fotografia scattata in quelle ore è stata rilanciata sui social network, innescando un acceso dibattito pubblico e portando il caso dell’ospedale di Senigallia all’attenzione dei media nazionali. La moglie avrebbe più volte chiesto al personale sanitario la disponibilità di una barella, ricevendo sempre la stessa risposta: “Non ce ne sono di disponibili”.
L’indagine interna dell’Ast di Ancona
A seguito della diffusione dell’immagine, l’Azienda sanitaria territoriale di Ancona ha avviato un audit interno per verificare eventuali responsabilità. Il direttore generale dell’Ast, Giovanni Stroppa, aveva presentato scuse formali alla famiglia, definendole “un atto dovuto”.
Come riporta “Il Resto del Carlino”, l’indagine interna si è conclusa poche ore prima della morte di Franco Amoroso. Secondo le informazioni filtrate, il personale in servizio avrebbe operato nel rispetto delle procedure previste e la mancanza di lettighe non può essere addebitata ai sanitari.
Franco Amoroso viveva a Senigallia con la moglie
Originario di Treviso, Franco Amoroso si era trasferito da tempo a Senigallia con la moglie. Da circa due anni conviveva con una grave malattia oncologica. È morto lunedì 26 gennaio nella propria abitazione. Dopo l’accesso al pronto soccorso, era stato sottoposto ad alcune terapie e dimesso.
L’assistenza quotidiana era affidata alla moglie. Negli ultimi giorni si era rivolto al personale dell’Associazione Oncologica Senigalliese per la gestione del dolore, divenuto progressivamente più intenso.
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