PALERMO – Lo scontro fra accusa e difesa riguarda le intercettazioni sulla vicenda Cannes da cui è partita l’inchiesta sui casi di corruzione all’Ars. Secondo la difesa, le registrazioni sono inutilizzabili. La Procura di Palermo ha chiesto un termine per replicare e lo farà il prossimo 4 marzo. Infine sarà il giudice a decidere.
Si sta celebrando l’udienza preliminare a carico di Sabrina De Capitani, ex portavoce del presidente dell’Assemblea regionale siciliana Gaetano Galvagno, dell’imprenditrice Caterina Cannariato, della dipendente della Fondazione orchestra sinfonica siciliana Marianna Amato e del manager della comunicazione Alessandro Alessi.
Galvagno e l’autista dell’Ars, Roberto Marino, hanno chiesto il giudizio immediato ‘saltando’ l’udienza preliminare e saranno processati in ordinario a partire dal 4 maggio.
Il caso Cannes
Il ragionamento della difesa prende le mosse dal caso Cannes. Lo scorso giugno è stata archiviata l’inchiesta nei confronti di Lucia Di Fatta, allora dirigente generale del Dipartimento turismo della Regione siciliana, Nicola Tarantino, responsabile di Sicilia film Commission, e Calogero Franco Fazio, dirigente del Turismo ad interim.
È stata la stessa Procura a chiedere l’archiviazione. Una questione tecnica: i magistrati sono in attesa di documenti richiesti con rogatoria alla Francia e dai quali potrebbero emergere altre responsabilità.
Fu Fazio a firmare il decreto che assegnava 3,7 milioni per la mostra dal titolo “Sicily, Women and Cinema” da allestire in un hotel nei giorni del Festival internazionale del cinema nella città francese. Ad aprile 2023 erano pronti i soldi che si aggiungevano ai 2,2 milioni spesi nel 2022.
Il progetto era dell’assessorato regionale al Turismo, guidato prima da Manlio Messina e poi da Francesco Paolo Scarpinato, indicati da Fratelli d’Italia nella giunte di Nello Musumeci e Renato Schifani, che bloccò tutto. Ci fu uno scambio di deleghe in giunta fra Scarpinato ed Elvira Amata.
L’organizzazione dell’evento fu affidata con procedura negoziata, e dunque senza bando pubblico, alla Absolute Blue, società del Lussemburgo, amministrata da Patrick Nassogne. La Absolute Blue sosteneva di essere titolare in esclusiva del format “Woman and Cinema”.
All’inizio Absolute fece ricorso al Tar contro lo stop imposto in autotutela dal governo Schifani, ma i giudici amministrativi gli diedero torto: come sosteneva la Regione, sulla base di un parere dell’avvocatura, la procedura era illegittima.
Per i giudici, infatti, la Absolute Blue non aveva “dimostrato di essere titolare di diritti di esclusiva” e quindi la Regione “avrebbe dovuto vagliare l’esistenza di soluzioni alternative ragionevoli al fine di dimostrare che nel caso di specie, sarebbe stato necessario realizzare l’evento ‘Casa Sicilia’ proprio in quell’hotel”. Absolute Blue non presentò ricorso in appello e la sentenza amministrativa è passata in giudicato.
Ars, il nuovo filone sula corruzione
Nel corso delle indagini saltò fuori il nome di Sabrina De Capitani, allora portavoce del presidente dell’Ars Galvagno e partì il secondo filone sul finanziamento pubblico di eventi in cui sarebbero state favorite persone vicine al presidente dell’Ars.
Gli avvocati Fabio Ferrara, Vincenzo Lo Re, Mario Monaco, Giada Traina e Luigi Montagliani, sostengono l’inutilizzabilità delle intercettazioni sotto un doppio profilo.
Innanzitutto sostanziale: nella vicenda di Cannes non fu commesso alcun falso legato all’esclusività del progetto, così come sancito dall’archiviazione. Affidarsi alla Absolute era l’unica strada per realizzare il progetto.
E poi c’è il profilo formale. Secondo la difesa, l’inchiesta per il falso contestato ai dirigenti regionali fu archiviata prima dell’esercizio della nuova azione penale. Per potere utilizzare le intercettazioni originarie bisognerebbe provare l’esistenza di un unico disegno criminoso che partiva da Cannes per proseguire con le altre vicende. Ed invece, secondo la difesa, l’archiviazione dell’inchiesta sui dirigenti sarebbe un punto di cesura netto.
Gli avvocati ritengono che il decreto autorizzativo delle intercettazioni riguardi reati diversi e non connessi a quelli sulla presunta corruzione all’Ars per cui si procede adesso. Sotto processo anche il presidente dell’Assemblea, Gaetano Galvagno, che ha scelto il rito immediato. Dall’ascolto delle intercettazioni era emerso anche il caso di una mostra organizzata a Palazzo Reale che si è chiuso nei giorni scorsi con l’assoluzione.

