L’attacco di Stati Uniti e Israele contro l’Iran ha riacceso i riflettori sulle basi militari presenti in Italia. Se il conflitto dovesse allargarsi, quali strutture entrerebbero in gioco? E perché in queste ore è stato innalzato il livello di allerta? Domande che riguardano direttamente il territorio italiano, dove si concentra una parte strategica dell’architettura militare Nato nel Mediterraneo.
Quante e quali sono le basi Usa e Nato in Italia
Le installazioni militari presenti sul suolo italiano si dividono in quattro categorie. Le prime furono concesse agli Stati Uniti negli anni Cinquanta: formalmente restano sotto giurisdizione italiana, ma Washington mantiene il controllo militare su equipaggiamenti e operazioni. A queste si aggiungono le basi Nato gestite direttamente dall’Alleanza, quelle italiane messe a disposizione della Nato e infine le strutture a comando condiviso tra Italia, Stati Uniti e Nato. Attualmente sono più di 12mila i militari statunitensi presenti in Italia, distribuiti in numerose installazioni messe a disposizione delle forze armate degli Stati Uniti sul territorio nazionale.
Da nord a sud, i poli principali includono:
- Solbiate Olona (Varese) e Ghedi (Brescia) in Lombardia
- Camp Ederle e Caserma Del Din (Vicenza), oltre a Motta di Livenza (Treviso) in Veneto
- Aviano (Pordenone) in Friuli-Venezia Giulia
- Poggio Renatico (Ferrara)
- La Spezia, in Liguria
- Camp Darby (Pisa), in Toscana
- Gaeta (Latina), nel Lazio
- Napoli, in Campania
- Taranto, in Puglia
- Sigonella (tra Lentini e Catania), in Sicilia.
Cosa avviene all’interno delle installazioni
Alcune di queste strutture svolgono funzioni decisive negli equilibri militari internazionali. Napoli ospita uno dei due comandi Nato (l’altro si trova nei Paesi Bassi), oltre alla base dei sommergibili statunitensi nel Mediterraneo e al comando delle forze aeree e dei marines Usa.
La base friulana è utilizzata dall’aeronautica statunitense, mentre quella lombarda dall’Italia. Le testate sono statunitensi, ma in caso di guerra possono essere impiegate anche da velivoli italiani.
Oltre ai siti principali, si contano altre 105 strutture tra centri di ricerca, depositi, poligoni di addestramento, stazioni di telecomunicazione e antenne radar distribuite sul territorio, oltre a 20 basi segrete statunitensi.
Come accade negli altri Paesi Nato, queste installazioni godono di extraterritorialità: non sono soggette all’ordinamento giuridico nazionale e ciò che avviene al loro interno è coperto da segreto, così come il numero effettivo delle forze presenti.
Le basi Usa in Sicilia: perchè Sigonella è strategica
Sigonella, tra le basi Usa in Italia, rappresenta un hub strategico per tutte le operazioni militari statunitensi nel Mediterraneo. Da qui opera la componente aerea della Marina militare americana. Ospita la NAS (Naval Air Station) ed è punto di decollo per i droni Global Hawk e per gli RQ-4D dell’Alleanza Atlantica, utilizzati nelle attività di intelligence, sorveglianza e ricognizione. La base siciliana è la più vicina al quadrante mediorientale e nordafricano e supporta tutte le operazioni della Sesta Flotta americana nel Mediterraneo.
In Sicilia operano inoltre altre infrastrutture di rilievo strategico: la Defense Logistics Agency (DLA), che svolge funzioni di approvvigionamento e supporto logistico per l’intero bacino mediterraneo, e a Niscemi (Caltanissetta) il sistema di comunicazione satellitare Mobile User Objective System (MUOS), una rete ad alta sensibilità tecnologica che consente l’integrazione e il coordinamento delle forze navali, aeree e terrestri degli Stati Uniti su scala globale.
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