Mafia, i fratelli Fontana altri 20 imputati: condanne e rinvii

I fratelli Fontana e altri 20 imputati: condanne per mafia e rinvii

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I fratelli Giovanni e Gaetano Fontana
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Erano tornati a comandare e facevano affari con i gioielli a Milano

PALERMO – L’impianto accusatorio regge anche in Cassazione. Molte condanne per mafia diventano definitive, mentre per alcuni imputati si dovrà celebrare un nuovo processo ma solo per alcuni capi di imputazione. Respinto il ricorso di Gaetano Fontana che dovrà 19 anni in continuazione con le precedenti condanne, mentre per il fratello Giovanni (che aveva avuto 10 anni) il processo torna in appello solo per stabilire l’applicazione della recidiva.

I fratelli Fontana sono mafiosi

Erano stati assolti in primo grado e condannati in secondo grado per mafia. Ora anche per la Cassazione i fratelli Fontana erano tornati a contendersi il potere mafioso con i cugini Ferrante nel rione Acquasanta di Palermo.

Il maxiblitz dei finanzieri del Nucleo speciale di polizia valutaria nel 2020 portò in carcere i figli del boss Stefano Fontana, oggi deceduto, che aveva passato il bastone del comando a Gaetano. Dal 2010, dopo avere finito di scontare una condanna per mafia, era sottoposto alla sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno a Milano dove aveva trasferito residenza e interessi economici, aprendo anche una prestigiosa gioielleria nel quadrilatero della moda.

Scontro di potere fra i cugini

Alleati, cugini ma anche pronti a sfidarsi. Le due famiglie erano arrivate ai ferri corti. Il padre di Gaetano aveva convocato Ferrante per rimproveralo: “… c’era Giovanni che era tramutato… quello in ginocchio si ci è messo… lo zio Stefano… e piangeva ‘perdono’… gli fa dice: ‘Alzati… alzati”.

Le posizioni degli imputati

Ecco l’elenco completo degli imputati e la decisione della Cassazione: Sergio Napolitano (condanna definitiva, aveva avuto 12 anni e si torna in appello solo per rivalutare un’aggravante legata all’uso delle armi), Pietro Abbagnato 3 anni (definitiva), Fabrizio Basile (aveva avuto 12 anni, ma sono caduti alcuni capi di imputazione e si torna in appello per stabilire il nuovo trattamento sanzionatorio), Giulio Biondo (aveva 8 anni e 3 mesi e l’annullamento riguarda solo alcune ipotesi minori), Fabio Chiarello 4 anni, 10 mesi e 20 giorni (confermata), Salvatore Ciampallari 4 anni, 10 mesi e 20 giorni (confermata), Giovanni Di Vincenzo 5 anni e 8 mesi (confermata).

Giovanni Ferrante 8 anni e 5 mesi (confermata la condanna a 8 anni, gli è stata riconosciuta l’attenuante della collaborazione con la giustizia), Michele Ferrante 12 anni (confermata), Giuseppe Gambino e Nunzio Gambino (difesi dall’avvocato Rosanna Vella, avevano avuto 6 anni e 8 mesi ciascuno, si torna in appello per la valutazione di una aggravante legata all’uso delle armi).

Roberto Giuffrida (aveva avuto 6 anni e 8 mesi, è colpevole ma bisogna rivalutare la contestazione di una aggravante), Roberto Gulotta 10 anni (confermata), Giovanni Mamone 1 anno e 4 mesi (confermata), Domenico Onorato (aveva avuto 12 anni, è colpevole ma c’è stato un annullamento con rinvio per alcuni capi di imputazione), Santo Pace (difeso dall’avvocato Rosanna Vella, aveva 12 anni e 2 mesi, ma è stata annullata con rinvio la parte della contestazione per associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga), Salvatore Giglio (difeso dagli avvocati Alessandro Martorana e Davide Cangemi, aveva avuto 8 anni e due mesi per associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga ma la condanna è stata annullata con rinvio).

Domenico Passarello (aveva avuto 12 anni, anche per lui annullamento con rinvio ma solo per alcuni capi di imputazione), Michela Radogna 1 anno e 4 mesi (confermata), Liborio Sciacca (aveva avuto 12 anni e 2 mesi, si torna in appello solo per alcune ipotesi), Gaetano Pilo 10 mesi e 20 giorni (definitiva)

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Nel processo si sono costituiti parte civile il Comune di Palermo (assistito dall’avvocato Ettore Barcellona), Solidaria (avvocato Maria Luisa Martorana), Fai (avvocato Valerio D’Antoni), associazione Antonino Caponnetto (avvocato Alfredo Galasso) Confcommercio Palermo e Confesercenti (avvocato Fabio Lanfranca), Centro Pio La Torre (avvocato Francesco Cutraro), Sos Impresa (avvocato Fausto Maria Amato) e Sicindustria. La Cassazione conferma i risarcimenti, ma in alcuni casi la somma va ricalcolata.

Il processo ha segnato lo scontro, anche verbalmente violento, fra Giovanni Ferrante e Gaetano Fontana che hanno collaborato con la magistratura. Volarono insulti in aula: “Buffone”, “munnizza”, “fognatura”. I pubblici ministeri Giovanni Antoci e Maria Rosaria Perricone avevano ritenuto attendibile Ferrante e “scaricato” Fontana soprattutto perché aveva negato di avere fatto parte delle recente Cosa Nostra.


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