Se mi chiedessero se oggi esiste un leader europeo, tra guerre, stupidi sovranismi, mediocrità e caos, meritevole della mia stima non avrei dubbi, indipendentemente dall’appartenenza politica. In un’Europa spesso allineata alle posizioni statunitensi il presidente del governo spagnolo Pedro Sánchez emerge come uno dei pochi leader ancorato a una linea di fermezza sulla difesa del diritto internazionale.
Nei primi mesi del 2026, dopo l’avvio dell’offensiva militare congiunta di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, Sánchez ha condannato senza mezzi termini l’operazione definendola “illegale, assurda e crudele”. Ha ribadito lo slogan “No alla guerra”, già utilizzato in passato contro il conflitto in Iraq, e ha legato la sua posizione al principio che il diritto internazionale deve valere per tutti, senza eccezioni.
La scelta più concreta è stata il rifiuto di concedere l’uso delle basi militari per qualsiasi operazione legata all’attacco, inclusi voli di rifornimento, e la chiusura dei cieli spagnoli agli aerei coinvolti nelle azioni contro Teheran.
Di fronte alle dure minacce di Donald Trump, che ha parlato di interruzione totale degli scambi commerciali e ha definito la Spagna un “alleato terribile”, Sánchez ha risposto con nettezza: “La Spagna non sarà vassallo di nessuno”.
La stessa coerenza Madrid l’ha mantenuta sulla questione palestinese. Dopo avere condannato duramente il massacro del 7 ottobre 2023, per mano dei terroristi di Hamas, Sánchez ha definito le operazioni israeliane a Gaza un genocidio, un attacco ingiustificabile contro la popolazione civile, collegando esplicitamente questa critica alla logica applicata al caso iraniano.
Il rispetto del diritto internazionale non può essere selettivo. Mentre molti governi europei si sono limitati a generiche richieste di pace per non irritare Washington il premier spagnolo ha invocato la Carta delle Nazioni Unite e il principio secondo cui “a un’illegalità non si risponde con un’altra illegalità”. La sua posizione non è anti-americana, ma una difesa pragmatica della sovranità nazionale e del multilateralismo.
In un continente accusato spesso di seguire pedissequamente le scelte Usa Pedro Sánchez rappresenta un’eccezione. Resta da vedere se la storia gli darà ragione. Oggi, però, la sua fermezza da vero statista – pagata al prezzo di tensioni con il potente alleato americano – viene guardata da molti come l’atto di un leader disposto a restare solo pur di dire no quando lo impongono coscienza e diritto.

