"In Sicilia persi 56 mila laureati". Confcommercio, emigrazione, dati

Confcommercio: “In Sicilia persi 56mila laureati, emigrano anche gli over 75”

Gianluca Manenti presidente regionale Confcommercio Sicilia
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Manenti: "Non possiamo continuare a formare e a regalare i nostri figli migliori"
il report
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PALERMO – Negli ultimi 10 anni la Sicilia ha perso 56mila laureati, mentre la comunità all’estero, con 844mila residenti, è diventata la più numerosa d’Italia.

È quanto emerge dal rapporto Svimez 2026, studio pubblicato dall’Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno che analizza lo stato dell’economia e della società in Italia, con un’attenzione specifica ai divari territoriali e alle dinamiche del Sud.

Confcommercio commenta i dati sull’emigrazione

“I nuovi dati – ha detto il presidente regionale di Confcommercio Sicilia, Gianluca Manenti – non sono un semplice aggiornamento statistico: sono una denuncia, e una denuncia pesante. Da vent’anni assistiamo a un’emorragia continua di capitale umano qualificato, e ogni anno che passa la situazione peggiora. Il Mezzogiorno, e la Sicilia in particolare, stanno perdendo il loro futuro pezzo dopo pezzo”.

La quota di laureati tra i migranti meridionali è passata dal 20% del 2002 al 60% del 2024: “Non partono più i disoccupati generici – ha osservato Manenti – Parte l’élite formativa che il territorio ha cresciuto con risorse pubbliche. È come se la Sicilia finanziasse la formazione e altre regioni incassassero il rendimento”.

Il report

Ma tra chi decide di lasciare l’isola non ci sono solo studenti. Secondo il report sono in crescita i “nonni in valigia”, gli over 75 che emigrano per ricongiungersi ai figli all’estero o per accedere a servizi sanitari che l’isola non riesce a garantire.

“Questo fenomeno – ha continuato – è il simbolo di un fallimento più ampio: non solo perdiamo i giovani, ma perdiamo anche gli anziani, costretti a spostarsi per avere cure adeguate. La migrazione sanitaria costa alla Regione circa 220 milioni di euro l’anno. È un’emorragia sociale oltre che economica”.
“Questi numeri – ha concluso – sono una denuncia che chiama tutti alla responsabilità: politica, istituzioni, sistema produttivo. La Sicilia non può continuare a essere una terra che forma e poi regala i suoi migliori figli ad altri territori”.


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