Catania, intervista al sindaco Trantino

Sicurezza, cantieri, bis e futuro a Catania: parla il sindaco Trantino

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Dalla mobilità alla raccoltà rifiuti, dalla privatizzazione di Sac ai cantieri in Città.

CATANIA – Gli oggetti sul tavolo sono tanti, tra libri e souvenir, ma ognuno ha un significato preciso. È il sindaco di Catania, Enrico Trantino, a spiegarli uno a uno.

La palla ovale della Scozia segnala la sua passione per il rugby. La statuetta con il colibrì rievoca una fiaba africana e l’idea che ciascuno, anche davanti a problemi enormi, debba comunque fare la propria parte, per quanto piccola. I bulloni da cantiere simboleggiano il lavoro e i suoi doveri. Dietro il pc, quasi nascosto, c’è l’anello di Sauron. Non solo un richiamo all’universo di Tolkien, ma anche un monito preciso: non cedere alla tentazione del potere.

Signor sindaco, restiamo nel mondo del fantastico. Nei giorni scorsi abbiamo dato notizia che lei ha inseguito un borseggiatore. Un gesto coraggioso. Tant’è che in rete sono comparsi anche i meme che la ritraggono nei panni di Batman. Si rivede in queste vesti?
“No, assolutamente. Non c’è nulla di eroico né di spettacolare. È stato semplicemente il gesto di un cittadino che ha fatto la propria parte”.

Però una certa immagine di sindaco sceriffo, o di sindaco vigile urbano, si è comunque diffusa. Non trova?
“Io non interpreto il ruolo dello sceriffo. Cerco solo di richiamare l’attenzione sul rispetto delle regole. Una comunità funziona se c’è equilibrio tra diritti e doveri. La mia vita da avvocato mi rende questo particolarmente chiaro”.

Catania ha bisogno davvero di una nuova pedagogia civica?
“Più che pedagogia, ha bisogno di normalità. Le regole esistono. Non significa trasformare Catania in una città svizzera, ma capire che una macchina in seconda fila blocca il traffico e peggiora la vita di tutti. L’ordine esteriore incide anche su quello interiore”.

Catania è un grande cantiere aperto, cosa ne verrà fuori?
“Mi viene in mente il Piccolo Principe che diceva che bisogna sopportare i bruchi se si vogliono vedere le farfalle”.

Fuori di metafora?
“I disagi sono inevitabili, ma servono per una città migliore. Ed esiste una visione complessiva della città”.

Quale visione?
“Stiamo puntando su verde urbano e sostenibilità, per ridurre il traffico e restituire spazi ai cittadini, migliorando la qualità della vita e del territorio”.

Un sindaco di destra che parla di ambiente.
“È un errore considerarlo un tema ideologico. La cura dell’ambiente riguarda la qualità della vita delle persone. Una città sostenibile è una città in cui si vive meglio, si cammina di più e si usa meno l’auto. Da tempo a destra, con Procaccini e Giubilei, si parla molto più di natura ed ecologia per realizzare un’idea compiuta di comunità”.

Trantino sindaco di Catania Intervista
Enrico Trantino

A proposito, molti cittadini segnalano ancora problemi nel trasporto pubblico. A che punto siamo?
“Siamo consapevoli delle difficoltà. Abbiamo chiesto ad Amts una riorganizzazione del servizio: meno linee ma più frequenti. Il piano è pronto e sarà operativo dopo i passaggi con le Municipalità”.

Il BRT2 è ancora un progetto valido?
“Non ho cambiato idea. Serve però un confronto con residenti e commercianti, soprattutto in aree delicate come viale Mario Rapisardi. Non voglio decisioni percepite come calate dall’alto”.

E la metropolitana?
“Sarebbe stato meglio puntare su una rete più interna alla città. Ma non è una scelta del Comune, bensì di livello nazionale. Ho comunque rappresentato le priorità al ministro Salvini”.

Quali priorità?
“Il collegamento tra stazione Milo e il paesi dell’hinterland con il City Line, il nodo Catania e il miglioramento dei collegamenti viari verso l’autostrada Catania-Siracusa per l’impossibilità di realizzare la terza corsia della Tangenziale. Serve potenziare l’intero sistema infrastrutturale”.

Tra i cittadini c’è, però, preoccupazione per i cantieri ‘infiniti’.
“È comprensibile. La tratta verso l’aeroporto è fondamentale ma ha subito ritardi e contenziosi. Contiamo di arrivare a Palestro entro il 2029. Nel pubblico i tempi sono lunghi per la quantità di controlli e procedure. È un problema strutturale italiano. Ma vorrei ci concentrassimo sull’imponente opera di trasformazione della città, più che sui disagi”.

Catania appare ancora sporca. I disservizi sono evidenti, possibile che sia tutta responsabilità dei catanesi?
“Su questo voglio essere chiaro. La mattina, subito dopo la pulizia, la città è in buone condizioni. Il problema nasce dopo quale effetto di prassi sbagliate di molti cittadini. Il servizio può migliorare, ma il comportamento individuale è decisivo”.

La Tari è tra le più alte d’Italia.
“Una delle nostre ambizioni è ridurla. Purtroppo pesa l’elevato costo dei conferimenti in discarica, in assenza di un termovalorizzatore. I cittadini hanno ragione a lamentarsi, ma ci sono anche risultati”.

Quali?
“Abbiamo ridotto del 70% le discariche abusive e aumentato la differenziata. Inoltre, molti abbandoni non sono di residenti catanesi”.

Lei è sindaco del Comune e della Città metropolitana, due dei soci di Sac. Alcuni sono preoccupati per il processo di privatizzazione dell’aeroporto, cosa dice in merito?
“Sono favorevole alla privatizzazione. A condizione, però, che tutto il percorso si svolga nella massima trasparenza e nel pieno rispetto delle regole. Il nostro scalo sta vivendo una fase di crescita straordinaria. Quella di Catania è diventata un’infrastruttura strategica non soltanto per la Sicilia orientale, ma per tutto il Mezzogiorno. Se vogliamo accompagnare questa crescita dobbiamo realizzare investimenti enormi”.

La Sac non può farcela da sola?
“La Sac potrebbe certamente ricorrere al credito bancario, ma difficilmente riuscirebbe a sostenere da sola un piano di investimenti necessario per costruire nuovi terminal, realizzare nuove infrastrutture e rendere l’aeroporto competitivo con i grandi scali internazionali. Un soggetto privato, invece, dispone della forza finanziaria e della capacità industriale per accelerare questi processi. Non è un caso che alla manifestazione di interesse abbiano partecipato quattordici tra i principali operatori aeroportuali mondiali. Questo dimostra quanto Catania sia oggi attrattiva”.

Forse è proprio questo largo interesse a suscitare i timori delle opposizioni, non trova?
“Naturalmente bisognerà vigilare affinché la scelta dell’investitore avvenga secondo criteri di assoluta trasparenza e nel rispetto delle garanzie previste dal bando, comprese quelle occupazionali. Ma io guardo soprattutto alle prospettive. L’obiettivo è portare l’aeroporto fino a venti milioni di passeggeri l’anno. Per raggiungerlo servono investimenti importanti, una maggiore capacità gestionale, nuove aree commerciali, più servizi e una visione industriale che il partner privato può contribuire a realizzare. Per questo considero la privatizzazione un’opportunità e non una minaccia”.

 Dalle sue parole emerge ottimismo.
“Più che ottimismo parlerei di fiducia accompagnata dalla prudenza. Non mi lascio trascinare dai facili entusiasmi. Cerco sempre di valutare con attenzione ogni scelta e ogni progetto”.

Siamo già entrati in quella lunga campagna elettorale con dentro regionali, politiche e l’elezione del prossimo sindaco di Catania. C’è un impegno che può dire con certezza di consegnare ai cittadini entro la fine del mandato?
“Ce ne saranno diversi. Penso al completamento della riqualificazione del Lungomare, nel tratto da piazza Nettuno fino a Ognina, con l’abbattimento del ponte e la realizzazione della nuova passeggiata. Penso agli interventi di via Barraco, al completamento delle opere a Librino, al Parco di Monte Po, agli interventi previsti a San Berillo Vecchio. Sono opere che contiamo di consegnare alla città quanto prima”.

Gliela dico al contrario. C’è un’opera alla quale teneva particolarmente e che oggi ritiene che sarà impossibile da inaugurare nei tempi stimati?
“Le voglio confessare una cosa”.

Prego.
“Sono talmente concentrato sulle opere che stiamo realizzando che non mi soffermo molto a pensare a quelle che, probabilmente, non riusciremo a completare. C’è un principio che mi accompagna spesso e che ho ritrovato anche nelle parole di Papa Francesco, poi riprese da Leone XIV: il tempo è superiore allo spazio”.

Vuole dire che è più importante attivare i processi che vederli realizzati?
“Vede, chi amministra non deve preoccuparsi di occupare spazi di potere o di inseguire risultati immediati soltanto per poterli rivendicare. È probabile che ha raccogliere i risultati dei processi avviati sarà qualcun altro. Io non sto amministrando pensando al mio interesse personale, né a lasciare una medaglia o un monumento. Voglio costruire un futuro nel quale i nostri figli possano scegliere di restare”.

Trantino
Enrico Trantino

Per vedere molte delle opere messe in cantiere sarà probabilmente necessario un secondo mandando, ne è consapevole?
“Io non ho mai nascosto la disponibilità a ricandidarmi. Mi piacerebbe chiedere ai cittadini la possibilità di completare il lavoro iniziato. Naturalmente questo dipenderà dagli elettori e dalle valutazioni politiche che verranno fatte, ma la mia disponibilità c’è ed è totale”.

Sarà il candidato del centrodestra?
“Si può dire qualunque cosa su di me, ma nessuno può dire che abbia mai cambiato casa politica. Ho sempre militato nella stessa area. Ho fatto anche scelte che, all’epoca, potevano sembrare di retroguardia, privilegiando la coerenza rispetto alla convenienza”.

Nell’ultimo snodo elettorale, però, il centrodestra siciliano ha mostrato notevoli tensioni interne. È un tema che la preoccupa?
“In Sicilia, talvolta, il centrodestra, riesce a complicarsi la vita da solo. Io continuo a dire una cosa molto semplice: desidero essere il candidato del centrodestra. Ma non posso sapere, oggi, chi farà parte del centrodestra”.


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