Si chiamava Massimo Ciarelli, aveva 43 anni ed è morto durante un inseguimento con i carabinieri terminato in un incidente tra Città Sant’Angelo, in provincia di Pescara, e Silvi, in provincia di Terni. L’uomo viaggiava su uno scooter insieme a un’altra persona quando, secondo una prima ricostruzione, non si sarebbe fermato all’alt dei militari.
La Procura di Teramo ha aperto un’inchiesta per chiarire ogni fase della vicenda e ricostruire l’esatta dinamica dello schianto. L’incidente è avvenuto nella serata di mercoledì 1 luglio, poco dopo le 20, al termine di una fuga iniziata alcuni chilometri prima.
Non si ferma all’alt dei carabinieri, la dinamica dell’incidente
Secondo quanto emerso dai primi accertamenti, Massimo Ciarelli viaggiava a bordo di uno scooter con un’altra persona quando avrebbe ignorato il controllo dei carabinieri.
Da quel momento è scattato l’inseguimento, che, secondo le prime informazioni, avrebbe avuto origine a Montesilvano, nel Pescarese, per poi concludersi al confine tra Città Sant’Angelo e Silvi.
Durante la fuga lo scooter è uscito di strada. Gli investigatori stanno verificando se l’incidente sia stato provocato da un contatto con l’auto di servizio dei carabinieri, circostanza che dovrà essere accertata dalle indagini.
Sul posto sono arrivati i sanitari del 118, che hanno tentato a lungo di rianimare il quarantatreenne, ma ogni intervento si è rivelato inutile. L’altro occupante del mezzo è stato fermato dai militari. La Procura di Teramo coordina gli accertamenti per ricostruire nei dettagli quanto accaduto durante l’inseguimento.
Chi era Massimo Ciarelli
Il nome di Massimo Ciarelli era già noto alle cronache giudiziarie. Come ricostruito dal “Corriere della Sera”, il quarantatreenne era stato infatti condannato per l’omicidio di Domenico Rigante, storico tifoso del Pescara Calcio, ucciso nel 2012.
Secondo la ricostruzione dell’epoca, Rigante si trovava in un appartamento insieme al fratello gemello e ad altri tifosi quando Ciarelli, accompagnato da due cugini, raggiunse l’abitazione. Nel corso di quella che gli investigatori definirono una spedizione punitiva, venne esploso un colpo di pistola che colpì Rigante al gluteo. Il tifoso morì poco dopo a causa delle gravi conseguenze della ferita.
La condanna e il regime di semilibertà
Per l’omicidio di Domenico Rigante, Massimo Ciarelli era stato inizialmente condannato a 30 anni di reclusione. Successivamente la Corte di Cassazione escluse l’aggravante della premeditazione e, nel 2017, la Corte d’assise d’appello di Perugia rideterminò la pena in 17 anni di carcere.
Lo scorso anno aveva ottenuto il regime di semilibertà. In base alle prescrizioni previste dal provvedimento, ogni sera avrebbe dovuto fare rientro in carcere entro le 21.
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