Strage di via D'Amelio 34 anni dopo, il ricordo della politica

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Schifani, Lagalla e gli altri interventi
L'ANNIVERSARIO
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La premier Giorgia Meloni 

“Il 19 luglio è una data che ha segnato la storia d’Italia. E ha segnato anche la mia vita. Paolo Borsellino ci ha lasciato un’eredità fatta di coraggio, amore per la Patria e fiducia nei giovani: ‘Se la gioventù le negherà il consenso, anche l’onnipotente e misteriosa mafia svanirà come un incubo’. Nel suo ricordo continuiamo a percorrere la strada che ci ha indicato, con lo stesso impegno nella lotta alla criminalità organizzata e in difesa della legalità”. Lo scrive sui social la presidente del consiglio, Giorgia Meloni.

La Russa: “Un punto di riferimento”

A trentaquattro anni dalla strage di Via D’Amelio, ricordiamo con riconoscenza e profondo rispetto Paolo Borsellino e gli agenti della sua scorta: Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. Il loro sacrificio rappresenta ancora oggi un punto di riferimento nella difesa della legalità e nella lotta contro la mafia”. Lo scrive sui social il presidente del Senato Ignazio La Russa.
    “Custodirne la memoria significa riaffermare i valori della giustizia, della libertà e del senso civico. Nel loro ricordo – sottolinea – rinnoviamo l’impegno a promuovere una cultura della legalità, affinché il loro esempio continui a ispirare le nuove generazioni e l’intera comunità”. 

I messaggi: Renato Schifani

“A trentaquattro anni dalla strage di via D’Amelio, la Sicilia rende omaggio a Paolo Borsellino e agli agenti della sua scorta, esempio straordinario di dedizione allo Stato e alla giustizia. Il loro sacrificio ci ricorda che il coraggio non è un gesto impulsivo, ma una scelta consapevole: quella di affrontare la paura senza arretrare di fronte all’illegalità”, dichiara il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani.

Che aggiunge: “Il dovere della memoria si accompagna a quello della piena ricerca della verità: è un impegno che le istituzioni hanno il dovere di sostenere con determinazione, perché solo una verità completa rende davvero giustizia alle vittime e rafforza la fiducia dei cittadini nello Stato. È questo il messaggio che vogliamo trasmettere alle nuove generazioni, affinché la memoria diventi responsabilità quotidiana e continui ad alimentare l’impegno delle istituzioni per una Sicilia sempre più libera dalle mafie, fondata sulla legalità, sulla giustizia e sul rispetto delle regole”.

Roberto Lagalla

“Il loro sacrificio ci impone un impegno che non si esaurisce nella memoria – scrive il sindaco di Palermo, Roberto Lagalla. Dopo trentaquattro anni, la ricerca della verità su quella strage resta un dovere morale e istituzionale. Le sentenze hanno accertato responsabilità fondamentali, ma sappiamo che rimangono ancora interrogativi aperti. E una democrazia non può considerarsi pienamente in pace con se stessa finché non ha il coraggio di cercare fino in fondo la verità”.

“Palermo continuerà a farlo – aggiunge – con rispetto per il lavoro della magistratura e con vicinanza alle famiglie delle vittime, che da oltre tre decenni chiedono giustizia senza mai arrendersi. Il modo più autentico per onorare Paolo Borsellino e gli agenti della scorta è trasformare il loro esempio in responsabilità quotidiana e non smettere mai di pretendere che ogni pagina ancora oscura di quella stagione venga finalmente illuminata. Perché la verità non appartiene al passato: è un dovere che abbiamo verso la nostra città e verso le future generazioni”.

Anthony Barbagallo

“Voglio condividere, con forza e convinzione le parole che il giudice Antonio Balsamo, presidente della Corte di appello di Palermo, ha speso per ricordare il Paolo Borsellino, un esempio di rettitudine, senso del dovere e della legalità, qualità con cui portò avanti il suo lavoro con profondo rispetto delle istituzioni, le stesse che poi gli avrebbero voltato le spalle. Balsamo lo ha fatto pronunciando ciò che Borsellino disse pochi giorni prima di essere trucidato: ‘la lotta alla mafia deve essere anzitutto un movimento culturale e morale, capace di coinvolgere le giovani generazioni in quanto più sensibili alla bellezza del fresco profumo della libertà. Un messaggio colmo di speranza e ricco di aspettative soprattutto per i ragazzi e le ragazze che vivono nella nostra Isola”.

Lo ha detto il segretario regionale del Pd Sicilia, Anthony Barbagallo in via D’Amelio, incontrando i giovani delle associazioni antimafia, per il 34esimo anniversario della strage mafiosa in cui morirono il magistrato Paolo Borsellino e i 5 agenti agenti della polizia di Stato, Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.

“Da questo mausoleo civile, luogo in cui il giudice Caponnetto disse che era finito tutto, deve invece partire – prosegue – una nuova riscossa morale ed etica che deve abbracciare tutta la Sicilia. Non possiamo nasconderci dietro ad un dito: c’è un problema di illegalità diffusa che riguarda il Paese e nella nostra Regione c’è anche un enorme problema corruttivo che riguarda un metodo di gestione del potere che finisce col far proliferare il clientelismo e la ricerca dell’amico degli amici”. “Fuori da ogni ipocrisia: è insopportabile – conclude – vedere chi dice di essere scesa in politica proprio sull’onda emotiva della strage di via D’Amelio, non proferire una parola o non prendere provvedimenti seri e opportuni di fronte agli scandali e alle indagini giudiziarie per corruzione che si susseguono in Sicilia”.

Antonello Cracolici

“Ancora oggi ci sono tante divisioni in questa giornata, frutto del fatto che non c’è una verità condivisa dal Paese. Fino a quando la verità sarà negata, la memoria sarà divisiva. Eppure dovrebbe essere un diritto di tutti conoscerla. Purtroppo, la commissione nazionale Antimafia, che aveva il compito di andare oltre la verità giudiziaria e costruire una verità storica, ha preso una strada ridicola, affermando che la strage è frutto del dossier mafia-appalti, un’analisi surreale. Oggi abbiamo bisogno di una verità nel quale il Paese tutto si possa riconoscere”. Lo ha detto il presidente della commissione regionale Antimafia, Antonello Cracolici.

Nello Musumeci

“Il 19 luglio del 1992 l’Italia perse Paolo Borsellino e gli agenti della sua scorta, vittime a Palermo della feroce violenza mafiosa. Malgrado il tanto tempo trascorso, quella ferita continua a interrogare la coscienza della Nazione e a ricordarci l’alto prezzo pagato da chi ha servito lo Stato con coraggio, integrità e senso del dovere. Borsellino, un magistrato siciliano innamorato della sua terra, non arretrò mai e il suo esempio continua a indicarci la strada da percorrere, ognuno nel proprio ruolo.” Lo dichiara il ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare Nello Musumeci.

Giuseppe Conte

“Non serve la falsa retorica di fronte a un pericoloso arretramento nella lotta alla mafia. Servono azioni coerenti e concrete. Solo così in questo 19 luglio rendiamo viva la memoria di Paolo Borsellino e degli agenti Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. Sono morti per tutti noi, per il nostro presente e futuro”.

Lo scrive sui social il presidente del M5s, Giuseppe Conte: “Stamattina saremo a Palermo con i campioni dell’antimafia, quelli che la mafia l’hanno combattuta sul serio e non a chiacchiere e che il Movimento ha portato nelle Istituzioni. Saremo con i giovani.
Saremo con le persone che ogni giorno non si arrendono nonostante l’arroganza e la violenza dei clan. Saremo lì con il nostro pacchetto di misure antimafia che abbiamo appena presentato in Parlamento e che saranno al centro del nostro programma di Governo. Bisogna rilanciare la lotta per la legalità, fortemente indebolita in questi anni. Tocca a noi”.

“Non vi presentate”

“Continuate ad occupare le istituzioni, ma non è opportuno che vi presentiate oggi”. Lo ha detto il leader dei cinque stelle Giuseppe Conte a Palermo ad una manifestazione organizzata per il 34º anniversario della strage di Via D’Amelio riferendosi alla partecipazione alle manifestazioni di esponenti della destra.Conte ha ricordato anche il tentativo di mandar via dalla commissione antimafia i parlamentari del movimento Roberto Scarpinato e Federico Cafiero De Raho, entrambi ex magistrati. “Hanno parlato di conflitto di interessi -ha concluso – forse perché loro la mafia l’hanno combattuta davvero? Sarebbe questo il conflitto di interessi?”.

Le parole di Elly Schlein

Sono passati trentaquattro anni da quando la Mafia ha ucciso il giudice Paolo Borsellino e cinque agenti della sua scorta, Emanuela Loi, Claudio Traina, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Agostino Catalano. E da trentaquattro anni continuiamo a cercare la verità, insieme a un’onda crescente di persone che non si arrendono e combattono contro crimine, corruzione e depistaggi perché quel sacrificio, lungi dal neutralizzare l’azione di Borsellino, ha risvegliato le coscienze di tante e tanti. Ma il ricordo non basta ed è necessario rafforzare da un lato il lavoro di magistratura e forze dell’ordine e dall’altro gli anticorpi culturali e sociali, aiutando anche i Comuni e chi lavora in prima fila, non tagliando loro i fondi per implementare le politiche sociali. Perché solo dove lo Stato c’è e funziona non si creano vuoti occupati dalle mafie”.
  Lo afferma in una nota la segretaria del Pd Elly Schlein.

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