Oggi Palermo accoglie il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per l’inaugurazione del Castello Utveggio. È una giornata che celebra la restituzione di un luogo simbolo alla città ma che offre anche l’occasione per richiamare l’attenzione su un’altra ricostruzione che la Sicilia attende da troppo tempo: quella della sua sanità pubblica.
Signor Presidente, Lei conosce questa terra meglio di chiunque altro e sa quanto il diritto alla salute sia il più concreto dei diritti costituzionali. Oggi però la sanità siciliana vive una delle stagioni più difficili della sua storia e questa non è una crisi nata per caso, né il frutto della sola scarsità di risorse ma è il risultato di anni di programmazioni mancate, di scelte sbagliate, di una governance troppo spesso incapace di costruire una visione.
I numeri e le persone in Sicilia
I numeri parlano con chiarezza perché la Sicilia è tra le ultime regioni italiane nei Livelli Essenziali di Assistenza e occupa l’ultimo posto nell’area della prevenzione. È questo il dato più allarmante, perché una sanità che rinuncia a prevenire è destinata a rincorrere la malattia, aumentando i costi e diminuendo la qualità delle cure.
Dietro questi numeri ci sono le persone: gli anziani che aspettano mesi per una visita specialistica, i malati costretti a lasciare la propria terra per curarsi, le famiglie che rinunciano alle cure. I pronto soccorso sempre più affollati, gli ospedali periferici che faticano a garantire servizi essenziali.
E ci sono migliaia di medici, infermieri e professionisti sanitari che continuano a sostenere il sistema con straordinario senso del dovere, mentre molti giovani scelgono di andare via perché trovano altrove ciò che qui dovrebbe essere normale e cioè organizzazioni efficienti, meritocrazia, prospettive professionali, rispetto del proprio lavoro.
Che cos’è la buona sanità
Come medico ospedaliero ho imparato che una buona sanità non si misura dalla bellezza degli edifici o dal numero delle inaugurazioni, ma dalla capacità di garantire risposte tempestive, di prevenire le malattie, di prendersi cura delle persone più fragili. Per questo le Case della Comunità, gli Ospedali di Comunità e gli investimenti del PNRR rischiano di diventare occasioni perdute se non saranno accompagnati da una vera riforma organizzativa e da una nuova cultura della responsabilità.
Signor Presidente, la Sua presenza a Palermo assume un significato che va oltre il valore della cerimonia. La Sua storia personale e istituzionale ha sempre richiamato il Paese ai principi della Costituzione, all’unità della Repubblica, all’eguaglianza dei diritti.
L’articolo 32 afferma che «la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività». Non dice la salute dei cittadini del Nord o del Sud, dice semplicemente “la salute”. Per questo non possiamo rassegnarci all’idea che nascere in Sicilia significhi avere minori opportunità di cura rispetto ad altri italiani e soprattutto di sopravvivenza inferiore rispetto alle regioni del nord.
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La fiducia dei siciliani
I siciliani non chiedono privilegi ma soltanto che la Costituzione trovi piena applicazione anche nella loro vita quotidiana. Chiedono di poter curarsi nella propria terra, di avere fiducia nel Servizio sanitario pubblico, di non essere costretti a partire per vedere riconosciuto un diritto fondamentale.
Il Castello Utveggio torna oggi a essere un simbolo di rinascita. Sarebbe bello se da Palermo partisse anche il messaggio altrettanto forte che la ricostruzione della sanità siciliana non è una questione locale ma una grande sfida nazionale. La ringrazio Presidente Mattarella per l’attenzione che ha sempre riservato ai diritti dei cittadini che iniziano a percepire che quando un diritto costituzionale diventa più debole in una parte del Paese è l’intera Repubblica ad essere più fragile.




