PALERMO – Rinchiuso nel carcere di Oristano, sorvegliato a vista e da solo in cella. È la nuova vita carceraria di Salvatore Verga, il regista degli attentati e delle intimidazioni ai danni di imprenditori e commercianti. Prima che venisse trasferito dalla Puglia in Sardegna aveva una batteria di smartphone per comunicare con l’esterno.
Il suo obiettivo primario era incassare i soldi del pizzo e ordinava raid incendiari e a colpi di kalashnikov. Un gruppo di giovani dei rioni Zen e Marinella eseguivano le direttive alla lettera.
L’11 giugno i carabinieri del Nucleo investigativo hanno perquisito la sua sua cella. Cercavano i cellulari e hanno trovato pure il libro mastro del pizzo. Fogli scritti a penna su cui si concentrano le attenzione della Direzione distrettuale antimafia di Palermo.
Una lista con cinquanta nomi che indicano, in maniera esplicita e non, altrettante attività. Al contempo la lista è anche una mappa che svela il potere di Verga. I boss si passano di mano in mano l’elenco delle estorsioni, ma serve un bagaglio di conoscenze per orientarsi. E ritorna il tema di sempre: chi è il manovratore di Verga? L’ipotesi che abbia potuto decidere tutto da solo non regge.
Partendo dal libro mastro emergono delle analogie con il passato. Solo suggestioni al momento, di sicuro un vecchio capomafia ha fatto scuola.
Quando Salvatore Lo Piccolo, incontrastato signore di San Lorenzo, nel 2007 fu arrestato dai poliziotti della squadra mobile a Giardinello assieme al figlio Sandro (entrambi stanno scontando l’ergastolo al carcere duro) aveva con sé la contabilità del pizzo. Conservava nel marsupio quasi 1000 pizzini. Un milione e mezzo di euro per il solo anno in corso: tanto valeva il racket delle estorsioni. I pentiti hanno riferito che i soldi transitavano da conti correnti intestati a persone sconosciute e aperti in diverse agenzie bancarie. Un tesoro che varrebbe quasi 70 milioni di euro: così sembrava emergere da un pizzino ritrovato il giorno dell’arresto dell’architetto Giuseppe Liga, successore dei Lo Piccolo e mente finanziaria del mandamento mafioso.
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Una contabilità che ricorda per ordine e meticolosità quella sequestrata a Verga. Tutti i boss che si sono succeduti in questi anni alla guida del mandamento di San Lorenzo lo hanno fatto seguendo una linea di continuità che partiva proprio da Totuccio il barone. Tra questi anche un altro figlio, Calogero, che oggi ha finito di scontare la sua pena e che partecipò alla riunione della cupola del 2018. Quel posto gli spettava.
Verga aveva dato l’ordine di imporre il pizzo e seminare il terrore per convincere le vittime a pagare. Da chi è stato autorizzato a usare le armi nel mandamento di San Lorenzo?




